lunedì 5 maggio 2008

Meglio le tette che la monnezza

Le fotografie di seni prosperosi coperti solo dalle mani di una modella su quattro maxi cartelloni pubblicitari, che si estendono per una ottantina di metri, stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale.
Tutto ciò accade a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta dove da qualche giorno, come riferiscono i residenti, tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare una occhiata alla pubblicità.
Le foto sono utilizzate per la campagna promozionale di una compagnia di navigazione nazionale. (fonte kataweb.it).GPS

1 commento:

Anonimo ha detto...

http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=10424&cat=cronaca

20/03/2008 09:32:10
MOZZARELLA ALLA DIOSSINA, 109 INDAGATI IN CAMPANIA
Decine di sequestri negli allevamenti e caseifici nella provincia di Caserta

109 tra allevatori di bufale e produttori di mozzarelle sono indagati in Campania per avvelenamento di alimenti e commercio di sostanze adulterate. Su richiesta della Direzione nazionale antimafia di Napoli ieri i Carabinieri del nucleo ambientale e di quello antisofisticazione hanno visitato decine di allevamenti in provincia di Caserta effettuando sequestri in 25 caseifici e 60 allevamenti. L'operazione è scattata dopo i risultati delle analisi delle Asl 1 e 2 di Caserta che avevano rilevato quantitativi di diossina nelle mozzarelle superiori ai limiti di legge. Secondo Antonietta Costantini, direttore generale della Asl 2 di Caserta, quelle in corso sono indagini di routine e non vi è alcun pericolo per la salute pubblica.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/07_Luglio/08/bufale.shtml

CRONACHE
Il provvedimento è già il terzo del genere quest'anno
Mozzarelle alla diossina, sequestrate 700 bufale
L'ipotesi: foraggi contaminati dagli incendi di rifiuti tossici. L'Aduc presenta la lista dei sette comuni a rischio.
NAPOLI - Mozzarelle di bufala freschissime, certo. Ma fatte con latte alla diossina. È l'ipotesi che ha portato la procura di Santa Maria Capua Vetere a sequestrare, in via cautelativa, sette aziende di allevamento nel Casertano. Il provvedimento riguarda in totale 700 bufale.

PRECEDENTI - Non è il primo caso del genere in Campania. Già in un paio d'occasioni, da marzo a oggi, i magistrati erano intervenuti sequestrando alcuni allevamenti. Questi provvedimenti hanno interessato 9000 animali.

http://www.corriere.it/Media/Foto/2003/07_Luglio/08/bufala--230x180.jpg

IPOTESI - La diossina deriverebbe dall'incendio di rifiuti anche tossici. Questo contaminerebbe il foraggio di cui si nutrono le bufale. Di qui il rischio che la diossina finisca sulle tavole dei consumatori.

MAPPA DEL RISCHIO - Un'associazione dei consumatori, l'Aduc, ha presentato una lista di sette comuni a rischio: Villa Literno, San Tammaro, Marcianise, Santa Maria a Vico, San Felice a Cancello, Maddaloni e Cervino. Il consiglio è di non consumare mozzarelle lì prodotte. Ma l'associazione va oltre: «Purtroppo non basta, perché è anche probabile che un'azienda produttrice che abbia sede in un diverso comune si rifornisca poi da queste zone a rischio». Ma l'elenco - quasi una lista di proscrizione - sta suscitando polemiche da parte degli allevatori e dei produttori.

8 luglio 2003

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http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200705articoli/21498girata.asp

http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200705images/diossina01g.jpg



Morire di diossina
nel paese dei rifiuti




Ricerca dell’Oms: qui il cancro uccide trenta volte di più
FULVIO MILONE
ACERRA
Vincenzo viveva fra le bestie che portava al pascolo in una campagna spettrale, dove gli alberi sono rachitici, il colore dell'erba vira sul giallo pallido, e le zolle mostrano strane macchie color verde marcio sotto le sagome imponenti della Montefibre in disarmo e di un inceneritore di rifiuti in costruzione. «Vedrai se fra poco non morirò anch'io», diceva al fratello ogni volta che una delle pecore partoriva il corpo senza vita di un agnellino deforme: con il muso rincagnato, o privo di orecchie, o con un solo occhio. E' andata proprio così: Vincenzo Cannavacciuolo, 59 anni, pastore di Acerra, è stato seppellito 25 giorni fa. L'ha distrutto un cancro a un polmone, che con la velocità del lampo gli ha mangiato anche reni e ossa. Il pastore che aveva previsto la sua fine vivrà nel ricordo dei suoi cari. Ma per le statistiche i nomi e i volti non contano: Vincenzo è solo un numero, e va sommato a quello dei morti che si stanno contando a decine ad Acerra, epicentro di uno dei disastri ambientali più spaventosi d'Italia. Qui, come in altri sette comuni disseminati fra le province di Napoli e Caserta, certi tumori uccidono fino a trenta volte di più che nel resto del paese, e il rischio di malformazioni congenite cresce dell'83 per cento. Colpa dei roghi di rifiuti che sprigionano diossina e delle discariche illegali in cui vengono buttate sostanze tossiche e scarti industriali provenienti da tutt'Italia.

Pochi giorni prima della morte di Vincenzo, è stata pubblicata una ricerca dell'Organizzazione Mondiale della sanità a cui hanno collaborato l'Istituto superiore della sanità, il Cnr e l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. Titolo: «Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana. Correlazione tra rischio ambientale da rifiuti, mortalità e malformazione congenita». Gli esperti hanno lavorato in 196 comuni campani, analizzando i dati sui decessi per vari tipi di tumori e mettendoli in relazione con la «pressione ambientale» legata alla prersenza dei rifiuti. Hanno diviso i paesi in cinque categorie: la prima raggruppa i centri meno inquinati, la quinta quelli disastrati. La maglia nera è stata aggiudicata, oltre che ad Acerra, ad Aversa, Bacoli, Caivano, Castel Volturno, Giugliano, Marcianise e Villa Literno.

Adulti e bambini si giocano la vita in quell'inferno di fumi velenosi provocati dai rifiuti in fiamme e di miasmi sprigionati dalle sostanze chimiche sotterrate. Sanno, ad esempio, che le donne si ammalano 12 volte più che altrove di nove tipi di tumore. Sanno, ancora, che il rischio di morire di cancro al fegato è più elevato del 29 per cento. Sanno, infine, che il rischio di malformazioni congenite per i più piccoli cresce dell'84 per cento. E poi ci sono gli animali. Da anni, ad Acerra, le pecore muoiono come mosche, o nascono deformi. Racconta Alessandro Cannavacciuolo, nipote di Vincenzo: «Nel 2003 la mia famiglia possedeva 2.500 capi, oggi ne abbiamo 250. Le bestie mangiano erba avvelenata e acqua contaminata, e partoriscono mostri». Alessandro dice che la terra nasconde tonnellate di robaccia tossica. Lui stesso racconta di aver visto decine di bidoni accatastati in campagna, in attesa di essere schiacciati con una pressa e sepolti: «Il mio paese è stato trasformato nell'immondezzaio d'Italia».

C'è chi scaraventa spazzatura ma anche «bombe chimiche» fra i copertoni incendiati dai bambini rom che, come racconta Peppe Ruggiero di Legambiente, «sono pagati con 50 euro a rogo»: una pratica, questa, prediletta dalla camorra che si arricchisce con l'emergenza senza fine dei rifiuti in Campania. E c'è addirittura chi ha spacciato per concime un composto di diossina, mercurio, amianto e fanghi tossici provenienti dalle industrie venete e toscane. Così ci ha guadagnando due volte: con lo smaltimento illegale e con la vendita del «fertilizzante» che ha avvelenato la terra. Lo ha scoperto la magistratura che, poco più di un anno fa, ha fatto arrestare i titolari di una ditta specializzata nel trattamento delle sostanze chimiche. Ad Acerra il Governo Prodi ha dichiarato lo stato d'emergenza "per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina". I Cannavacciuolo non possono più vendere il latte delle pecore né gli animali per la macellazione. «Noi siamo condannati a morire di fame, ma i contadini continuano a vendere la verdura coltivata nella stessa terra su cui cresce l'erba avvelenata», protesta il nipote di Vincenzo, Alessandro, che sbircia con preoccupazione la sagoma del grande termovalorizzatore. L’impianto entrerà in funzione a ottobre e, secondo il Commissariato straordinario di governo diretto da Guido Bertolaso, contribuirà a risolvere senza inquinare l'eterna emergenza dei rifiuti in Campania. «Altro fumo, altra cenere, altra diossina», borbotta Alessandro.

Ad Acerra è un fiorire di movimenti di lotta. I leader della fondazione Eidos e del «Comitato donne del 29 agosto» non credono affatto alle rassicurazioni di Bertolaso: «L'unico sistema per non morire avvelenati e sviluppare la raccolta differenziata e bonificare il territorio», dicono. E' d'accordo con loro il farmacologo Antonio Marfella, che lavora all'istituto dei tumori "Pascale" di Napoli. «L'impianto entrerà in funzione senza che nessuno, dal Ministero della Salute alla Regione, abbia pensato di sottoporre gli abitanti ad analisi per verificare quante sostanze velenose già abbiano in corpo», dice, e racconta un curioso episodio avvenuto in uno degli otto comuni dove il cancro falcia più vite che altrove: "Un colonnello dell'esercito che vive a Castel Volturno si è sottoposto a una serie di esami di laboratorio in una città del nord. E’ rimasto di sasso quando ha scoperto che nel suo organismo ci sono 37 picogrammi di diossina. Gli hanno spiegato che quei valori sono alti, ma purtroppo frequenti per chi vive vicino a un'industria. Il fatto è che a Castel Volturno non c'è neanche una fabbrica...".




http://www.libero-news.it/libero/LF_showArticle.jsp?edition=10%2F04%2F2008&topic=10326&idarticle=94396851

Roma capitale di rifiuti: ogni romano ne produce 693 Kg all'anno di NAT. ALB
«L'emergenza rifiuti nel Lazio è reale: siamo al limite con la Campania». A sostenerlo è Donato Robilotta, capogruppo alla Pisana dei Socialisti riformisti, che ieri in una conferenza stampa ha snocciolato tutti i dati relativi alla "monnezza" del Lazio. Con 3 milioni e 275 mila tonnellate di rifiuti all'anno il Lazio, che ha 10 discariche, tre inceneritori autorizzati e una raccolta differenziata «ferma al 10,4%», ha un primato negativo rispetto alle altre regioni delle stesse dimensioni. Queste infatti «producono meno rifiuti», ha spiegato Robilotta, «hanno la raccolta differenziata comunque superiore al 30% e hanno il doppio degli inceneritori».

http://www.ping.be/~ping5859/It/CloroDioxin.html

CLORO, PVC E DIOSSINA



FATTI E CIFRE
La diossina è il capro espiatorio
La diossina è la sostanza chimica con il più alto contenuto tossico, creata dall'uomo come sottoprodotto dannoso di alcune reazioni chimiche e come sottoprodotto generico di qualsiasi forma di incenerimento, quasi sempre in piccole quantità. Naturalmente si dovrebbe cercare di minimizzarne l'emissione a livelli molto bassi, ma 'Zero Diossina', zero=zero, il valore espresso da Greenpeace nel suo rapporto, è impensabile. Se si intende veramente zero, si dovrebbe eliminare qualsiasi forma di riscaldamento con combustibile fossile, interrompere la circolazione a motore, chiudere tutte le fabbriche, sia che usino o che non usino cloro, perché generano tutte delle quantità, anche se infinitesimali, di diossina e tracce di altre sostanze nocive che vengono diffuse nell'atmosfera, nell'acqua e nel suolo. E, da ultimo e più importante, si dovrebbe fermare la natura, perché la natura stessa produce diossina dalla combustione naturale e dal legno, biodegradabile...
Vi sono stati episodi in cui sono state emesse ingenti quantità di diossina, e da cui si pu„ dedurre quali siano i rischi a breve e a lungo termine legati alla diossina. L'incidente più famoso è quello di Seveso, causato dal surriscaldamento di un reattore che cominci„ ad emettere nella zona circostante una nube di sostanze prodotte dalla reazione, tra cui da alcune centinaia di grammi a qualche chilo del tipo di diossina più tossico.

Vedi: Che rischi presenta la diossina?



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Greenpeace e altri gruppi ambientalisti accusano l'industria del cloro di essere la fonte principale di diossina nell'ambiente. Questo si pu„ dire per il passato e per alcuni casi particolari, ma oggi l'intera industria del cloro, e segnatamente quella del PVC, costituisce solo una delle fonti secondarie di diossina. Nei paesi occidentali (rilevazioni effettuate in Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Gran Bretagna, Canada e USA) essa produce solo lo 0,1% della quantità totale di emissioni di diossina nell'atmosfera. Le fonti principali sono ancora i vecchi inceneritori, la combustione del legno in ambito domestico e l'industria metallurgica. E la quantità di PVC - o cloro - che viene immessa non influisce assolutamente sulla quantità di diossina che si forma nell'inceneritore. Quello che conta è la qualità dell'incenerimento.

Vedi: Fonti di diossina.


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Greenpeace e altri gruppi ambientalisti vorrebbero dichiarare illegale qualsiasi impiego del PVC, perché genera diossina nelle fasi di produzione e di incenerimento. Ci„ in realtà riguarda solo quantità insignificanti, ma dimenticano di dire che avviene la stessa cosa durante la produzione di qualsiasi materiale per cui venga adottato un processo di lavorazione a caldo o termico. Qualsiasi materiale riciclato ad alte temperature forma anch'esso diossina e qualsiasi materiale infiammabile pu„ generare diossina - e cosa più importante PAH - se bruciato accidentalmente o incenerito, e nel secondo caso dipende esclusivamente dalle caratteristiche qualitative dell'inceneritore.

Vedi: Emissioni di diossina dai materiali nel ciclo di vita.



Vi trovate al livello uno delle pagine dei Clorofili

Creato: 26 febbraio 1996.
Ultima revisione: 29 novembre 1997.


Pagina di Benvenuto

Home page dei Clorofili

Cloro e rischi

Cloro e ambiente

Che rischi presenta la diossina?

Per qualsiasi commento su questa o altre pagine, e in particolare sugli effetti della diossina:


Chlorophiles@ping.be


gerri scotti= m.e.r.d.a= m.o.n.n.e.z.z.a.

mirella russo = m.e.r.d.a. = m.o.n.n.e.z.z.a.

http://corvacci.net/?p=296

http://nocoketarquinia.splinder.com/

Ci dicevano che l'amianto non era dannoso per la salute .....ora si paga il prezzo.

Erano pazzi quelli che allarmavano e diffondevano il pericolo .... oggi i pazzi siamo noi con il carbone.

Bastava che le cose dette fossero prese sul serio.....oggi continuano a far finta che le fonti di informazioni contro il "carbone pulito" che ci danno grandi scienziati,medici, non prezzolati dall'Enel non esistano.

Svegliatevi operai mal pagati, che lavorate in cantieri dove la sicurezza è un opcional.

Svegliatevi per i vostri figli,per la vostra vita,per la vostra dignità e pretendete un ambiente di lavoro che rispetti in primis la vostra vita.

Anche oggi parlavo con un ex operaio che ha lavorato fino al 1994 in centrale e mi raccontava ........come tanti operai che si lasciano a confidenze sulle cose "strane" che succedono di notte quando il buio del cielo nasconde i fumi densi e malsani che escono dalle ciminiere.

Un motivo in più per partecipare alla manifestazione del 24 maggio che partirà da Piazza Matteotti a Tarquinia

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La truffa del secolo, in Campania, nel Lazio, in Italia


(aperto il forum Il Bosco per adulti che hanno subito un abuso o un trauma nell’infanzia)

Nel Lazio c’è emergenza rifiuti ma i giornali tacciono. Si ricorre a discariche e inceneritori nonostante ci siamo già presi una maxi multa dall’Europa per violazione delle norme, e non si parla della diossina che ci asfissia, e si tace sull’aumento pauroso dei tumori. Ma perchè i governi non hanno preso provvedimenti ai ripetuti inviti minacce dell’Europa? E’ quel che andiamo a spiegare.

In questo stato falsamente democratico i politici e i commissari sono subordinati alle varie lobbies mafiose dei rifiuti. Oltre a tutto questi commissariamenti ci costano un occhio e potremmo risparmiarceli, è un fumo negli occhi che non ci acceca più. Oltre a tutto è la regione Lazio che nomina il suo commissario, possibile che un ente possa decidere chi deve controllarlo? Il capo della regione è lo stesso che fa il controllo (Marazzo). Basta coi falsi commissari pagati a peso d’oro da governi e mafia.

E non si invochino partiti, perchè i vari governi che si sono succeduti hanno continuato illecitamente a prorogare lo smaltimento dei rifiuti senza trattamento in discarica. Pagano a peso d’oro mega aziende mafiose che non solo fanno pagare caro il servizio, ma che distruggono ambiente e salute.

In compenso la Ricerca sul cancro si carica di appannaggi pubblici e privati da decine di anni. Conoscevo una ricercatrice chiamata in Giappone per una scoperta scientifica che sostituiva la chemioterapia (devastante se il male è esteso) in alcuni tipi di tumori. Fu inviata per apprendere la procedura e al suo ritorno volevano spacciare la sostituzione della terapia per un vaccino contro i tumori. La mia amica se ne andò disgustata, mentre del ritrovato non se ne è fatto nulla, nemmeno come sostituzione della cura, perchè sulla chemio c’è un grande business delle ditte farmaceutiche.

Ma torniamo alla “monnezza”. Nel Lazio la situazione è gravissima, stiamo sulla via della Campania. Le amministrazioni di Storace, Marazzo e Veltroni (ce n’è per tutti) blateravano e blaterano che gli inceneritori “sono indispensabili per evitare che i rifiuti finiscano per strada come in Campania”, criminale pubblicità e consapevole mistificazione, per la differenziata mai una parola.

L’allarme è lanciato da alcuni eurodeputati di Forza Italia (ma quando c’era Forza Italia al governo nessuno ha protestato) con interrogazione alla Commissione Ue: - La quantità di rifiuti a Roma e Lazio è superiore a quella di Napoli e Campania e il piano rifiuti della giunta regionale non è mai partito. Dei 4 impianti previsti per le 8 linee di termovalorizzazione, solo 2 sono aperti. Inoltre la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa e già oggetto di una procedura d’infrazione, è stracolma, ed è stata prorogata al 31 dicembre 2008. Chiediamo alla Commissione quali iniziative affinché nel Lazio non si verifichi una situazione analoga a quella della Campania e qualora risultassero palesi violazioni delle norme comunitarie. -

E cosa volete che faccia l’Europa? Ci affibia un’altra multa e tutto resta come prima. Secondo il Piano rifiuti di Marrazzo entro il 31 dicembre 2007 nel Lazio la differenziata doveva raggiungere il 40%. Ma è al 9%, il resto va in discarica e bruciatori, poi ci sottopongono alle targhe alterne, roba da ridere, o da piangere.

Un esempio: il 13 gennaio ambientalisti, Comitati e cittadini hanno protestato contro l’impianto rifiuti di Colfelice e la discarica di Roccasecca, emergenza da 12 anni con la discarica più grande del Lazio, dopo Malagrotta a Roma, che raccoglie rifiuti di 92 comuni della provincia di Frosinone. La discarica di Roccasecca doveva durare un anno e mezzo, poi si passava alla differenziata. Invece sono 4 anni che funziona e cresce come un cancro.

Nonostante a Roma Veltroni dichiari la raccolta differenziata in crescita, nel centro storico non esistono cassoni adatti e quei pochi che ci sono, vengono, visto coi miei occhi, vuotati nella spazzatura cumulativa dalle auto raccoglitrici. Solo che avviene di notte, così nessuno vede e tutti contenti.

E poi non raccontiamoci balle, la differenziata funziona solo se fatta porta a porta, come si fa nei paesi europei, con sacchetti di diverso colore per i vari materiali e col nome e indirizzo scritto sopra, per cui se violi la norma paghi la multa.

C’è di più:

Marazzo, in accordo con Prodi, ha annunciato che la spazzatura di Napoli e Campania non finirà a Malagrotta o in altra discarica del Lazio, già stracolme. Però se ne brucerà nei termovalorizzatori e gassificatori, per solidarietà con la Campania, a patto che sia spazzatura già trattata.

Ci prendono per scemi? Le ecoballe della Campania sono un triturato di tutto. Allora le cose sono due: o il Lazio dà la fregatura a Napoli o ci inquineremo a livello di Cernobyl bruciando rifiuti tossici, amianto compreso.

Morale della favola: le nostre discariche sono al collasso, Roma è piena di immondizia nelle strade, nonchè di topi e scarafaggi come derivato, la derattizzazione e disinfestazione delle fogne non si fa da 30 anni perchè così il comune risparmia e mangia di più.

Ma c’è di più:

La verità è che i rifiuti sono un business riservato alle maxi aziende colluse col potere. Altrimenti, non si spiegherebbe come l’inceneritore che si vuole costruire a Malagrotta sia stato affidato al privato MANLIO CERRONI.

Nel 2004, il CERRONI, siccome Malagrotta nel 2005 si sarebbe esaurita (e invece ancora ingrandisce) chiese, oltre ai termocombustori, la gassificazione a Malagrotta, con nuovo impianto a Col dell’Aino, Castel Giuliano, con grande rabbia della popolazione limitrofa, perchè a Roma nulla si sapeva, grazie al silenzio stampa.

Questo vezzo in uso in Italia per cui è l’appaltatore privato e non la Regione a scegliersi il sito per discariche e impianti puzza di bruciaticcio mafioso. Acquisti un terreno vicino a una cava, ci fai un bruciatore e/o una discarica accanto e fai un bel minestrone tra i rifiuti della cava e quelli della discarica o del bruciatore. Poi lo vendi come brecciolino o fertilizzante. Accade spesso e lo dimostrerò.

Adnkronos - La discarica di Malagrotta chiuderà nel 2006, come è fissato dal 2001. È una data prestabilita che non può e non deve essere cambiata. - praticamente l’hanno ripetuto ogni anno e Malagrotta è ancora là, a ricevere rifiuti MAI TRATTATI -

- I gestori e proprietari della discarica, il Consorzio Colari, di cui è presidente Manlio Cerroni (rieccolo di nuovo) vorrebbero realizzare un gassificatore a spese loro, così il termovalorizzatore non si farà perchè si farà il gassificatore. - Non è inquinante e rappresenta una grande opera di risanamento ambientale, il gassificatore al posto della discarica - questo riferisce il comune di Roma. Totalmente falso. La gassificazione è megainquinante, ma Cerroni smazzetta forte.

Le soluzioni del comune di Roma, del Lazio, Campania e tutta Italia, sono quelle più costose, più inquinanti e che danno meno occupazione, così le mega aziende mafiose guadagnano di più. Il decantato inceneritore di Brescia (di Cerrone) occupa solo 8 persone, mentre il recupero e riciclaggio occuperebbero un centinaio di persone. L’inceneritore di Brescia costa 300 milioni di € mentre un impianto di compostaggio che darebbe anche metano o energia elettrica costa 5 milioni di €.

Inoltre il riciclaggio consumerebbe un terzo dell’energia che occorre per l’inceneritore, e le ceneri andrebbero smaltite in discariche speciali, con prodotto al 30% inquinante da discarica. Gli scarti del compostaggio invece, che recupera metano, darebbero un prodotto al 40% in fertilizzante.

Roma è tra le ultime regioni per raccolta differenziata, ma è al primo posto in Italia per i rifiuti in discarica. Il Lazio spende il 20% in più rispetto alla Lombardia, dove la differenziata è al 50%, contro il 9% del Lazio.
Nel Lazio abbiamo 7 impianti di trattamento rifiuti, ma ne funzionano solo 4, e 16 impianti per trasformazione in fertilizzante agricolo, ma ne funzionano solo 10. Come mai?

Ora Marrazzo, commissario straordinario per l’emergenza rifiuti nonchè presidente della regione (Ohe, io mi controllo da solo, non mettetemi bastoni tra le ruote, ovvero commissari esterni), dopo il cazziatone della Comunità Europea fa un nuovo piano: 3 impianti a Colleferro, San Vittore e Malagrotta, con 6 linee in esercizio più 2 di riserva. Scompare il quarto termovalizzatore, la cui gestione sarebbe andata ad Ama.

Come mai sparisce Ama e compare Manlio Cerroni?

Per il segretario generale fp-Cgil Gianni Nigro: - Si rischia di aprire la strada agli interessi e alle imprese private. - Ma va? Che alluda a Manlio Cerroni?

E come mai questo eccellente imprenditore e questa eccellente ditta vogliono impiantare un gassificatore a loro spese? Hanno il cuore d’oro? Vogliono conquistarsi il paradiso?

Allora vediamo chi è Manlio Cerroni:
definito il re della mondezza italiano. Suo braccio destro è Bruno Landi (ex presidente della Regione Lazio del Psi), possiede la discarica di Malagrotta ed altri megaimpianti di trattamento rifiuti e la televisione Roma Uno Tv. Capperi, ne ha di cosine.

Lazio: Da Red online, 844 letture - 30 agosto 2006.

- Documento di analisi sulle interconnessioni societarie nel ciclo dei rifiuti, elaborato dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta:

esistono assetti societari incrociati tra loro, con doppia direttrice, illegalità (mafia, le parentesi sono le mie) e imprenditorialità, spesso concorrenti e partner allo stesso tempo. Hanno collegamenti con aziende svizzere e lussemburghesi, che hanno sede in Paesi dove non è possibile indagare per risalire alle ripartizioni dei capitali sociali o ai titolari. Società con capitali cospicui sono controllate da società con capitale al minimo consentito dalla legge.

Scatole cinesi che non conducono a un soggetto solvibile e credibile, ma a soggetti societari che controllano le une e le altre, senza consentire di giungere alla vera titolarità imprenditoriale. Stretti rapporti tra società che operano nelle diverse fasi del ciclo dei rifiuti, un ristretto giro di operatori, un’assenza di trasparenza del settore e un oligopolio tendente al monopolio. -
Le schede:

- MANLIO CERRONI: Consigliere amministr. ECOSERVIZI di Brescia (quella che ha risolto con 8 impiegati). Detiene il 50% di azioni della E.GIOVI, il 50% della P.GIOVI e il 50% della GIOVI IMPIANTI - Consigl. delegato della SO.R.A.IN. CECCHINI di cui detiene il 56%. - Consigl. ammin. di R.E.C.L.A.S con sede a Colfelice (ecco spiegato perchè vuole l’impianto a Colfelice). Legato ad altri gruppi di società oggetto di inchieste: Francesco Rando, Giancarlo Russo Corvace e Pierangelo Montanucci. -

e andiamo avanti:

VINCENZO FIORILLO: Socio al 50% della SIR - Socio al 5,50 % della D.E.S. - Ammin. Unico TIBURTINA GESTIONI di cui possiede il 50% - Liquidatore SATECO - Titolare del 30% di BOHEMIA. Già Ammin. Unico INES SUD, con il 42,1 % - Connessioni con Vittorio Ugolini e con Francesco Rando (chi si rivede).

- VITTORIO UGOLINI: Socio al 50% della SIR di Roma - Al 50% di TIBURTINA GESTIONI di Roma - Al 30 % di BOHEMIA di cui è stato ammin. unico - Nel 92 costituisce a Roma, con Marina D’Innocenti e Liborio Polizzi la BOHEMIA SICILIA - Titolare del 22,1 % INES SUD - Connessioni con Vincenzo Fiorillo e Francesco Rando. -

- FRANCESCO RANDO: Presid. Cons. Amministraz. INES SUD (vedete come i nomi tornano?) - Ammin. Unico di E. GIOVI - Dirett. Tecnico RAMOCO - socio 11,1 % SLIA. Connessioni con Vincenzo Fiorillo, Vittorio Ugolini e MANLIO CERRONI (sempre lui). -

- ANGELO DEODATI: Consigl. Ammin. Pontina Ambiente - Il figlio Antonio è liquidatore Ipi (del Consorzio Gfm - indagato per giro di mazzette per ottenere il servizio di nettezza urbana di Pomezia) - Controlla numerose aziende con una rete di partecipazioni, tra cui Latina Ambiente, il Comune di Latina ne detiene il 51% (non sa di inciucio mafioso?) - Controlla Ecoambiente che gestisce l’unica discarica in provincia di Latina, di Borgo Montello, in cui, per lavori sulla discarica risultano aggiudicatarie in Ati: Ipi di Roma, Canini Costruzioni di Latina, Zuliani Luciano di Latina, Consotium di Frosinone, Presspali di Milano e Euroasphalt di Napoli per 8 milioni di €. -

E ancora:

- FRANCESCO LA MARCA: 30% di BOHEMIA - 34,37% di ELEKTRICA - Nel 98 con Giorgio Di Francia il 95% CETAN - Nel 90 titolare della DI.FRA.BI. di Napoli che gestiva la discarica di Pianura (la Procura della Repubblica di Napoli ha disposto il sequestro della discarica di Contrada Pisani, nel quartiere Pianura, perchè smaltiti illecitamente rifiuti dalla ACN di Cengio e altri). Connessioni con Vincenzo Fiorillo e Vittorio Ugolini. -

- PIETRO GAETA ammin. unico LA MARCA ENTERPRISE Napoli. Sino all’89 ammin. unico INES SUD. Consigl. SPRA sino al 96 - Compartecipe CETAN Napoli. -

- PIERANGELO MONTANUCCI: Componente staff SLIA - Poi Dirett. Gen. SLIA - Presid. Cons. Ammin. SSM, al 50% di SLIA e 50% di SOGEFI - Presso Via Betania, 84, Roma, ha sede EMEFIN (amm. unico Aurelio Merlo col 99%). Connessioni: Giancarlo Russo Corvace e MANLIO CERRONI (di bel nuovo) -

- GIUSEPPE GIORDANO: Amm. unico INES SUD, gestita da Vittorio Ugolini e Vincenzo Fiorillo - Dirett. tecnico ELEKTRICA Napoli. Tra gli azionisti ELEKTRICA Francesco e Domenico La MARCA, Salvatore e Giorgio DI FRANCIA, Pietro GAETA. Sia ELEKTRICA che INES SUD hanno la sede in via Buccari 3, Roma. -

- Pietro GIOVI: Cons. ammin. SLIA - Amm. unico PONTEG - 25% E.GIOVI - 25% GIOVI IMPIANTI - Amm. unico P.GIOVI 50% -

- Giancarlo RUSSO CORVACE: Presid. Cons. Amm. SSM - Liquidatore con Pietro Colucci della SSM - Vicepres. SLIA e in altre società dei rifiuti. Dal 98 sindaco ECOSERVIZI di cui è consigl. amm. MANLIO CERRONI(!!!!) -

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www.voyager.rai.it = merda= m.o.n.n.e.z.z.a

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www.matrix.mediaset.it = merda= m.o.n.n.e.z.z.a


E poi:

- Nicodemo SPATARI, amm. unico S.I.R. -
- Gennaro COMPAGNUCCI, procuratore S.I.R. -
- Michele TARABUSO, amm. D.E.S. Caserta col 44,50%. -
- Amalia ANTONONE, 44,50% D.E.S. (Vedi Fiorillo e Ugolini) -
- Giulio TARABUSO, amm. unico ECODASTY Caserta. -
- Edoardo D’ALESSIO, dal 1998 liquidatore SPRA/S.I.R. Napoli, - amm. unico CETAN sino 98 - socio INES SUD. -
- Alessandro ALBANO, già amm. unico SATECO - socio amm. con Antonino Lascala di PROGETTO ECOLOGIA di Policoro (Matera). -
- Gian Mario BARUCHELLO, già amm. e dirett. tecnico INES SUD - presente in diverse società nel ciclo dei rifiuti. -
- Diomede PISANTI, amm. unico di LA MARCA Napoli. -
- Gennaro BRUNO, amm. unico ELEKTRICA Napoli. -
- Giulio GAETA, presid. collegio sindacale ELEKTRICA -
- Guido GAETA, sindaco ELEKTRICA. -
- Giorgio DI FRANCIA, 25,44% ELEKTRICA - fino al 93 amm. delegato SISTEMI AMBIENTALI La Spezia, che ha gestito sino al sequestro giudiziario la discarica Pitelli. -
- Pietro COLUCCI, Liquidatore SSM Napoli di cui era stato amm. deleg. -
- Aurelio MERLO, presid. cons. ammin. SLIA Roma, col 99% di EMEFIN di cui è ammin. unico -
- Anna Maria Rachele TROIANI: 25% di E.GIOVI di cui il 50% di MANLIO CERRONI (!!!) - e 25% GIOVI IMPIANTI -
- Carlo MERLO: 45% COMMERCAMA, 33,33% di SLIA. Il capitale COMMERCAMA (10.ooo €) è tenuto da EMEFIN per 55% e da Carlo MERLO 45%. -

Ed ORA LE INTERCONNESSIONI SOCIETARIE NEL CICLO DEI RIFIUTI per il Lazio :

- PONTINA AMBIENTE Roma c. soc. 500.000 Euro. Inizio 1996: ammasso, deposito, discarica, trattamento per riutilizzo, rigenerazione, recupero, riciclo e innocuizzazione rifiuti solidi urbani, specie tossico-nocivi. Opera con l’estero. Nel 2000 dichiarava 1 solo dipendente. Presid. cons. amm. 2001-2003 MANLIO CERRONI (!!!). Cons. amm.: Angelo Deodati, Franco Scarafoni, Francesco Rando, Pres. collegio sindacale: Marco Granata, Sede operativa Albano Laziale (RM). -

- SOCIETÀ COLUCCI APPALTI: Napoli. Nel 1995 vince appalto per smaltimento rifiuti di Anzio, mai ratificato perché qualcuno rileva che sul certificato antimafia alcuni amministratori erano inquisiti. Tra lungaggini burocratiche e politiche, (qualcuno che li protegge?) la Colucci continua la raccolta sino al 97. Secondo la Commissione parlamentare, invece, la Colucci Appalti è sollevata dall’incarico per inadempienze contrattuali e sostituita dalla società marchigiana Accademia dell’Ambiente. Tuttavia nel 98 tre automezzi della suddetta ditta sono stati oggetto di attentati incendiari tanto da costringere gli amministratori della Accademia Ambiente a rinunciare all’appalto. (se non è mafia questa!) La società subentrata è SPRA (come volevasi dimostrare) di Napoli, nel 98 assorbita da EMAS AMBIENTE, già Colucci Appalti. -

- R.E.C.L.A.S. : Società pubblico/privato Recupero Ecologico Lazio Sud, cap. formato da 200 azioni del valore cadauna di 200 milioni vecchie lire così ripartite:
1) quota 110 azioni del Consorzio Basso Lazio;
2) quota 62 azioni di Impresa A. Cecchini

3) quota 28 azioni di E.A.L.L. (Energia Ambiente Litorale Laziale) . Pres. cons. amm. Salvatore Suriano, l’ex commissario nominato dall’assessore regionale Hermanin (Giunta Badaloni); Amm. delegato Noto La Diega, Rosario Carlo; Cons. amm.: Dante Marrocco (sindaco Colfelice), Maurizio Cerroni (sindaco Ceccano), Carlo Pittiglio (San Donato), MANLIO CERRONI (rieccolo!), Alfredo Langiano (Cassino), Domenico Marzi (sindaco Frosinone), Presid. collegio sindacale Antonello Brighindi. Inoltre gestisce l’impianto di Colfelice, ma anche alcune discariche, per il riciclaggio rifiuti solidi urbani e assimilabili, di proprietà del Consorzio tra Comune di Cassino e provincia di Frosinone. Il Consorzio fattura 93 lire per ogni chilo di immondizia; incassa 22 miliardi all’anno, ma ne spende una trentina. Per l’impianto di riciclaggio di Colfelice, la Procura di Frosinone ha disposto il sequestro dei contratti tra la Reclas e i Comuni di Frosinone, Alatri e Anagni. Indagati perchè la Reclas trasferirebbe i rifiuti nel centro di Colfelice ed invece di riciclarli provvederebbe a smaltirli in discarica senza recupero. Reato ipotizzato: la truffa a danno dei Comuni che pagano per un servizio mai espletato. Sul registro degli indagati l’ex commissario del consorzio di riciclaggio ed il responsabile della Reclas. Indagini anche dalla Procura di Cassino. -

- GRUPPO S.I.R.: costituita nel 82 in Roma, via Buccari 3. Cap. soc. 20 milioni. - Detiene: 25% di ECODASTY Caserta, 80% SATECO, 50% SPRA, 75% ECODASTY controllato da D.E.S. . La SPRA è controllata al 50% da NUOVA SPRA AMBIENTE Napoli, per raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento rifiuti. - Cambia nome nel 98 e si fonde con EMAS AMBIENTE (già COLUCCI APPALTI). Il cap. soc. di SPRA era diviso tra S.I.R. di Ugolini e Fiorillo e il gruppo Colucci. Infine, EMAS AMBIENTE ha sede a Napoli, cap. soc. 1 miliardo, di ERCOLE MARELLI SERVIZI AMBIENTALI. La EMAS controlla il 49% di LATINA AMBIENTE - La S.I.R. intanto è fallita. -

- ATA ECOLOGIA costituita nel 97 dal Notaio Mangiapane Paolo, medesimo studio notarile che aveva redatto l’atto costitutivo, nel 82, della S.I.R. Cap. soc. 20.000.000 lire. Inizio attività 99 con: stoccaggio, trattamento rifiuti speciali pericolosi e non, compreso autotrasporto per conto proprio e terzi. La sede, prima in via di Valleranello 111, ora è al 281 della medesima via, attigua a un laboratorio di prodotti chimici (il sospetto che li buttasse in discarica c’è). In Via Valleranello 281 in Roma erano registrate: SATECO, BOHEMIA, INES SUD (tutte vecchie conoscenze). Presid. Cons. amm. di ATE ECOLOGIA, Fabio Primiani, Consigl. amm. Francesca Neri, Alessandro D’Innocenti. Denominazione precedente SIR GROUP. -

- SATECO, costituita 88 in Roma, cap. soc. 20 milioni di cui 80% di S.I.R. 20% di PROGETTO ECOLOGIA di Antonino Lascala e Albamo Alessandro. -

- BOHEMIA, costituita nel 90, in Roma cap. soc. 40 milioni di cui:
40% Francesco La Marca, 30% Vincenzo Fiorillo, 30% Vittorio Ugolini. -
- Bohemia Ecologica è cessata nel 94 per liquidazione. Ultimo indirizzo Via Papirio Carbone, 26/A Roma. Il liquidatore era Gian Mario Baruchello, che ha avuto incarichi in INES SUD. -
- BOHEMIA SICILIA: costituita nel 92, sede Roma, da Vittorio Ugolini, Marina D’Innocenti, Liborio Polizzi, Cap. soc. 20 milioni. Trasferita a Palermo nel 93. -
- INES SUD: costituita a Brindisi nel 88 Cap. soc. 302.708.000. Nel 91 trasferita a Napoli, capitale ridotto a 20 milioni per perdite, aumentato poi a 1.020.000.000 (miracolo!); nel 96 ridotto a 25 milioni e la sede trasferita a Roma. Quote di capitale al 98:
42,1% Vincenzo Fiorilli, 22,1% Vittorio Ugolini, 16% Cerca S.r.l. ,15,2% La Marca Enterprise, 4,6% Dario Maria Terzani.
A Roma, in via Valleranello 281 concentrati un laboratorio-officina della S.I.R. e le società SATECO, BOHEMIA, INES SUD. ELEKTRICA. -

- ELEKTRICA: Napoli. Cap. 10 miliardi, così suddiviso:
34,37% Francesco La Marca, 25,44% Giorgio Di Francia, 17,56% Salvatore Di Francia, 8,63% Domenico La Marca, 4% Pietro Gaeta, 10%. Elektrica sino al 96 ha controllato CETAN, del gruppo italo-svizzero CELTICA AMBIENTE. Sede amm. ELEKTRICA in via Buccari, 3 Roma, medesimo indirizzo S.I.R. e SSM, in liquidazione volontaria dal 97. Cap. soc. 300 milioni di cui 50% SLIA e 50% SOGEFI. -
- SLIA: costituita nel 51 in Roma, via Poggio Verde 34, dove ha sede anche COMMERCAMA, cap. soc. 12.500.000.000 così ripartiti: 39,88% PONTEG, 33,33% COMMERCAMA, 11,33% EUROAMBIENTE, 11,11% Francesco RANDO, 4,33% EMEFIN, 0,01% Venceslao FICONERI. La SLIA è controllata dal gruppo MANLIO CERRONI (!!!). Dal 2001, SLIA ha sede in via Pontina, 541 Roma, con Pres. cons. amm. Candido Saioni, cons.amm: Piero Giovi, Stefano Gavioli che dal 2000 è cons. deleg. e dal 2001 amm. deleg., dir. gen. Giuseppe Caronna e Bruno Franceschetti presid. collegio sindacale. -
- CONSORZIO G.F.M.: Roma, Via Don Filippo Rinaldi. Costituito nel 97, c.s. 10.000.000: raccolta, trasporto smaltimento rifiuti solidi, urbani, speciali, ospedalieri, tossici, nocivi, radioattivi, ecc., costruzione gestione impianti smaltimento rifiuti, discariche, inceneritori, stazioni di stoccaggio, stazioni di trasferenza, ecc. Pres. cons. amm. Alvaro Mazza, vicepres. cons. amm. Loredana Mazza, poi Marcello Mazza. -
- PONTEG: cap. soc. 100 milioni, Roma, via Portuense 881 - possiede 50% E.GIOVI 50% P.GIOVI. Nonchè 51% RAMOCO. -

- E.GIOVI: Roma, via Portuense 881, per il 50% di MANLIO CERRONI. -

- P.GIOVI: sempre a Roma, via Portuense 881, c.s. 300 milioni, 50% di MANLIO CERRONI e 50% Piero GIOVI. - Di questo gruppo fa parte anche:

- GIOVI IMPIANTI: costituita nel 98, Roma sempre in via Portuense 881: raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. C.s. 20 milioni così distribuiti: 50% MANLIO CERRONI, 25% Pietro GIOVI, 25% Anna Maria Rachele Troiani. Amm. unico Piero Giovi, Pres. Collegio sindacale Marco Granata. Sindaci effettivi: Maurizio Vagli, Andrea Granata, Giovanni Verdinelli. - Poi fusa con:

- ELOCUBRE: via Malagrotta 257 Roma, Ufficio di Roma: “Galeria Fondiaria” con sede Corso Trieste 221 Roma. Il cap.soc. passa a 3 miliardi di lire. Opera con l’estero, Amm. unico sempre Francesco Rando, Pres. Collegio sind. Marco Granata, Sindaci effettivi: Andrea Granata, Vagli Maurizio. Unità locali:
1) Unità locale n.1, Roma, via Casale Lumbroso, fraz. S.Maria Nuova. Attività: cava di sabbia e ghiaia.
2) Unità locale n.2 Discarica, Roma, via Malagrotta 257 : smaltimento rifiuti urbani solidi speciali e assimilabili. Licenza/autorizzazione discarica di Malagrotta di proprietà MANLIO CERRONI. -
- P.GIOVI: c. s. 96 milioni di lire, Amm. unico sempre Piero Giovi, Pres. Collegio sind. Marco Granata, Sindaci effettivi: Maurizio Vagli, Andrea Granata. opera su: disponibilità, organizzazione gestione terreni da adibirsi a discarica (li sceglie e li gestisce, incredibile!) di rifiuti urbani, speciali e pericolosi; progettazione, costruzione e gestione impianti trattamento di discariche: urbani, speciali, pericolosi; estrazioni minerarie di cave, torbiere, laghi, saline, stagni ed altre acque interne, nonché impianti di produzione, selezioni, frantumazione e lavaggio materiali per produzione di breccia, sabbia, pietrisco, graniglia e preconfezionamento di conglomerati bituminosi e cementizi. -
- GIOVI IMPIANTI: Amm. unico Carmelina Scaglione: estrazione materiali da cava, trasporto e raccolta rifiuti, stoccaggio temporaneo rifiuti. -

- FORMICA AMBIENTE costituita i88, c.s. 90 milioni: progettazione, costruzione e gestione di impianti di trattamento e discariche rifiuti solidi e liquidi, urbani, speciali e pericolosi. Sviluppo e realizzazione tecniche per sfruttamento industriale dei materiali ricavati dagli impianti. Pres. consiglio amm. Francesco Rando, excons. amm. Vincenzo Fiorillo che risiede a Roma in Via Buccari 3 (sede della SIR!!), cons. amm. Piero Giovi e Vittorio Ugolini. Nel 2001 denominazione in INES SUD e trasferimento sede legale in Via Valleranello 281, a via Groenlandia 47. -

- I.P.I.: Impresa Pulizie Italiane, via Trigoria, 96 Roma: costituita l’80 c.s. 20 milioni: lavori pulizia a fabbricati per usi civili, industriali, pubbl. amministr. negozi, ecc. In liquidazione dal 83; atto pubblico, redatto dal notaio Manlio Lucci. Liquidatore Antonio Deodati NAVARRA ROSETTANO. Tra gli operatori nel ciclo dei rifiuti l’Impresa NAVARRA ROSETTANO, Via Morolense, Ferentino (Frosinone). Impresa artigiana per vendita ingrosso materiale plastico, carta, rottami ferro e metallo, raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti urbani, speciali, industriali. Titolare Rosettano Navarra. -

MORALE:
- 2.803.438 tonnellate di rifiuti ancora oggi finiscono in discarica in un anno nel Lazio, l’89% del totale: è il maggiore quantitativo in assoluto in Italia. La raccolta differenziata è ferma ad un misero 8,6-9 %, incremento davvero piccolo dal 2000 in cui era al 4,6%. La produzione dei rifiuti nel Lazio è cresciuta nel tempo, fuori da qualsiasi controllo: nel 1997 si producevano 2.779.686 T/a di rifiuti mentre nel 2004 se ne sono prodotte 3.147.348 T/a. Nel 2004 un preoccupante incremento del 44,5%rispetto all’anno precedente, nel Lazio, per le infrazioni nel ciclo dei rifiuti, secondo il Rapporto Ecomafie di Legambiente (discariche abusive, bolle false per traffico rifiuti…) che testimoniano il fallimento del commissariamento per l’emergenza rifiuti anche qui, come in tutta Italia. La lunga stagione commissariale che non ha prodotto nulla, se non allargamenti o addirittura nuovi invasi per molte delle discariche esistenti, da Malagrotta a Guidonia, da Bracciano a Civitavecchia, e ordinanze nascoste a cittadini ed istituzioni come quella per il gassificatore a Malagrotta di MANLIO CERRANI.

E’ chiaro che Comuni e Regioni sono in combutta con questa rete nazionale di trust-mafia-rete che opera per capitali astronomici in tutta Italia, impedendo l’avvento di qualsiasi Ditta onesta, come quella marchigiana a cui hanno fatto saltare tre camion. E la regione che ha fatto? Ha dato l’appalto alla ditta mafiosa, appunto la SIR.

Questa collusione mafia politica, di destra e di sinistra perchè nessuno la denuncia e tutti la coprono, vanifica qualsiasi Commissariamento o qualsiasi inchiesta di onesti magistrati. NESSUNO ha interesse alla raccolta differenziata perchè la mafia non ci può speculare sopra e i politici così non pappano. Tanto è vero che questa analisi di Inchiesta Parlamentare è finita nel nulla, come sono finite nel nulla le inchieste di Andreotti, di Berlusconi e Prodi, o perchè - il fatto c’è ma siamo indulgenti e non lo consideriamo reato, o perchè con “molta prudenza” abbiamo lasciato decadere i termini. -

Dunque NON SOLO IL LAZIO è IN PERICOLO PER I RIFIUTI, MA TUTTA ITALIA.

Finchè abbiamo al potere la politica mafiosa NON C’E’ SPERANZA. APRIAMO GLI OCCHI, E MANDIAMOLI TUTTI A CASA, COSI’ RIPOSANO LORO E NOI.

http://www.virusilgiornaleonline.com/regimi_45.htm


Lazio: luna di miele tra monnezza, crack e ingiustizia

Associttadini: il Ministero del welfare dovrà indennizzare i truffati dalla cooperativa di credito
Cofiri di Tarquinia

Associttadini, Associazione degli utenti e dei consumatori, rende noti gli sviluppi nella vicenda del crack Cofiri.
La cooperativa finanziaria, ispirata da presunti collaboratori di Ciriaco De Mita, mandò in fumo nel 1996 circa 130 miliardi di lire raccolti tra calciatori e vip ma, soprattutto, tra piccoli risparmiatori della provincia di Civitavecchia. Vincenzo Di Pani, curatore fallimentare della cooperativa, ha deciso di citare in giudizio il Ministero del lavoro per non avere mai compiuto le ispezioni obbligatorie sulla cooperativa di Tarquinia nei suoi otto anni di attività (dal 1988 al 1996). Il curatore ha peraltro scoperto che tra
i presunti truffati vi sono, invece, anche debitori della fallita cooperativa, tra essi Roberto Mancini l'ex calciatore di Sampdoria e Lazio che ha ricevuto per posta un sollecito del curatore fallimentare a versare 600 milioni di lire a copertura di una fideiussione che aveva rilasciato quale garanzia di un prestito concesso dalla Cofiri al padre di sua moglie. Se il Ministero del Lavoro avesse compiuto fin dall'inizio le ispezioni obbligatorie, la cooperativa, si sarebbe sciolta di diritto. La Cofiri invece continuò a operare con criteri disinvolti e censurabili. La Cofiri impiegò parecchi miliardi di lire per concedere prestiti o compensi ai propri amministratori per le ragioni più varie. L'investimento più grosso, rivelatosi poi decisivo per il fallimento, fu l'esborso di circa 50 miliardi di lire per acquistare da Gianmauro Borsano, ex presidente del Torino calcio, la Mediolanum Golf spa, una lottizzazione in programma a Usmate Velate (Milano) già sull'orlo del fallimento. Una simile acquisizione finanziaria avrebbe richiesto, per legge, che le ispezioni da biennali diventassero annuali. Ma il Ministero del Lavoro rimase sempre inerte.

Signor Sindaco, è finita la luna di miele

Lettera aperta al Sindaco Veltroni di Primo Mastrantoni segretario Aduc

Signor Sindaco, è finita la luna di miele. Sono passati sei mesi da quando ha assunto la carica ed è scaduto il tempo che si concede ai nuovi amministratori per il periodo di apprendistato. L'occasione cade, purtroppo, con una debacle del sistema
di trasporto della metropolitana: evento prevedibile, stante la vetustà delle strutture e dei mezzi in dotazione all'azienda comunale. Trasferire la responsabilità sugli altri è il vecchio gioco dello scaricabarili che tutti conosciamo.
E' Lei il Sindaco ed è a Lei che i cittadini chiedono conto; se ha qualche problema con i suoi collaboratori e dirigenti, prenda coraggio e decida qualcosa. Come disse il Suo predecessore, la mobilità a Roma è la madre di tutti i problemi.
Certo è che questa madre di figli ne ha fatti un mucchio negli ultimi 8 anni. Che intende fare? Le metropolitane saranno pronte fra 10-15 anni, nel frattempo qualche decisone dovrà pure prenderla. Noi suggeriamo di aumentare le corsie riservate ai mezzi pubblici: basta un po' di vernice gialla e qualche vigile. Il tutto si risolve in pochi giorni. Per esempio il lungotevere, sempre intasato, può diventare un vera e propria autostrada per gli autobus. Che Roma sia una città sporca è noto a tutti. Oltre agli appelli vorremmo qualche atto concreto. Se l'AMA non riesce a garantire il servizio perchè non liberalizzare il settore e affidare anche ai privati la pulizia delle strade? Altrettanto note sono le condizioni delle strade della capitale: buche e dissesti sono la norma, non se ne capisce il perchè. Forse occorrono maggiori e migliori controlli sui lavori svolti. Certo è che l'intasamento dell'80% dei tombini e delle caditoie contribuisce al dissesto stradale e alla formazione di laghi cittadini.
Visti i lavori frequenti, perchè non prevedere la pulizia dei deflussi da parte delle stesse ditte appaltatrici, per il tratto interessato all'intervento? Signor Sindaco, speriamo che i consigli che le abbiamo suggerito servano alla Sua attività e a migliorare la nostra vita giornaliera. Comunque da oggi sarà nei nostri pensieri. Primo Mastrantoni, segretario Aduc. www.aduc.it

Associttadini: indagine internazionale sulla magistratura italiana

Rendiamo noto d'aver formalmente chiesto al Presidente della Commissione delle Comunità Europee Romano Prodi,
l'avvio della procedura di infrazione, davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee per la violazione grave e persistente a danno dei cittadini dell'Unione Europea del diritto all'equo processo davanti ai giudici nazionali italiani entro un termine ragionevole. Il Governo italiano non ha mai risolto il nodo strutturale dell'organizzazione e dell'efficienza della macchina della giustizia, mediante l'adeguamento delle strutture e degli organici della magistratura: gli utenti rimangono spesso vittime d'una giustizia lenta ed a volte persino deviata. E' per questo che Associttadini si è posta da tempo come punto di riferimento per tutti i cittadini alle prese con la lentezza e le deviazioni della macchina giudiziaria. Il fine è di stimolare il legislatore per l'pplicazione ed il miglioramento delle Leggi in materia, snellire la macchina burocratica della giustizia, informare il cittadino sui suoi diritti ed assistere chi ha subito un danno morale e materiale a causa del cattivo funzionamento della giustizia.
A Roma e nel Paese la situazione giudiziaria è molto pesante, tanto si deduce dall'elevato numero di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo ed alle sentenze di condanna dello Stato italiano a questi conseguiti. Il processo europeo finirà per dimostrare la necessità, in Italia, di restituire alla Polizia giudiziaria quell'autonomia investigativa che le consentirebbe di prescindere dalle direttive dei Pubblici Ministeri. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza sono ormai ridotti alla stregua di meri esecutori delle direttive dei Pubblici Ministeri e delle deleghe da loro impartite www.associttadini.org




http://singolare-plurale.spaces.live.com/blog/cns!52773E4F1BFFB7EC!960.entry

Non mi sono davvero meravigliato quando, durante il mio ultimo viaggio a NYC, due colleghi con i quali pranzavo mi hanno chiesto: " What about garbage issue in Italy?" e come mai non avevano ancora risolto il problema dell’immondizia a Napoli e dintorni. Solo che i dintorni per il resto del mondo è l'Italia intera. Qui ogni newyorker ha visto sulla pur "sporca" stampa newyorkese (leggi: piena di trash news), o sul web o in TV tutte le drammatiche immagini di un vesuvio col pennacchio che oramai è ricoperto solo di "monnezza" e sputa diossina. New York ci sbeffeggia e ce ne dice di tutti i colori. Tutti epiteti largamente meritati come quelli che usavano un tempo riferire ad un siciliano, un calabrese, un napoletano e, più in generale, ad un italiano, e cioè "mafia, mafioso". Oggi inizia il voto in Italia e dal prossimo Esecutivo IO PRETENDO che qualcuno (con nome e cognome, grazie) sia in grado di mettere fine a questo scempio della società post-moderna. Siamo in una società trash-moderna, piuttosto. E non mi riferisco certo solo alla spazzattura di Napoli. Qui a New York la spazzatura si respira nell'aria; sono milioni i condizionatori d'aria che spruzzano fumi dai condomini newyorkes e non ho visto un solo newyorker, non uno, spegnere il motore nell'angustia del traffico cittadino o aspettando fuori da un negozio che il partner rientrasse con le buste della spesa. Dunque dagli americani nessuna lezione di "eco-civicness", please!

Ma torniamo al voto italiano. Durante la campagna elettorale ho solo sentito palleggiare Berlusconi e Veltroni con la monnezza. Non ho visto le porte, però. Nessuno obiettivo. Zero. Se ne sono proprio fottuti di comunicarci come avrebbero fatto a toglierci la spazzatura dalle strade di ogni quartiere della città, di ogni singola provincia della Campania il giorno dopo le elezioni. Non mi pare di aver sentito dire da nessun partito, nemmeno da quei balordi dei comunisti che pensano solo al lavoro stabile per i loro quattro scalmanati (sì dove, magari un ufficio statale, provinciale o comunale?), come avrebbero risolto la questione del ricompostaggio e dello smaltimento. Inceneritore sì, Inceneritore no? Pensassero a trovare i "cervelli" giusti per risolvere la questione e magari proprio dalla monnezza potrebbero emergere un po' di posti di lavoro a Napoli. Che ne dite? Cosa dobbiamo fare? Chiedere consiglio ai newyorkesi spreconi e inquinatori per sapere come si fa?
Ma lì a Napoli gli americani già ci stanno. Mi dicono che sono quasi 10000. Ma allora pure loro vivono nella monnezza? Ma davvero?! Allora perchè si scandalizzano da qui se pure loro contribuiscono alla "issue"?
Ma sono sicuro che saranno i napoletani ad averla vinta. Il loro inenarrabile ingegnarsi, industriarsi ovvero "arrangiarsi" li condurrà verso la "soluzione finale": ai forni tutte le tonnellate di monnezza sparsa per la città! Ai forni qualche quintalata di nuova politica che poi tanto nuova non è. E ai forni ogni singolo newyorkese che addita l'Italia dal caldo della sua casa che sembra dire dalla finestra:"Fucking Italia and Fucking Nature".

"Seppure con la latenza generata dall’incredulità" - scriveva Mina qualche settimana fa (La Stampa, 02/2008) - " la reazione sta arrivando. Per le vostre ecoballe, intese come fandonie ecologiche, finirete per prendervi qualche martellata proprio sulle vostre ecoballe, intese come testicoli di fasulli ecologisti. «O vergogna, dov’è il tuo rossore?»".


http://italy.indymedia.org/news/2006/10/1166394.php

Bloccati i camion della monnezza

Antefatto: Sabato 14 Ottobre mentre i comitati contro l'inceneritore partecipavano alla manifestazione nazionale contro le grandi opere, ad Acerra con un nuovo blitz iniziavano a scaricare migliaia di tonnellate di immondizia tal quale in un terreno proprio di fronte al cantiere dell' inceneritore di Acerra. Un' area per la quale il comune aveva gia vinto un ricorso che era riuscito a bloccare la localizzazione di un deposito per stoccaggio ecoballe. Come dire dopo il danno anche la beffa...la lotta continua


La notte scorsa un presidio di alcune centinaia di cittadini ha bloccato i camion che da due giorni stanno scaricando spazzatura tal quale in una improvvisata discarica alle porte di Acerra.
In località Pantano, infatti, di fronte al cantiere del mega inceneritore, il commissario Bertolaso ha autorizzato una discarica a cielo aperto senza alcuna precauzione di carattere. In nome dell’ennesima emergenza rifiuti si stanno scaricando rifiuti tal quali in un sito ritenuto inidoneo dal TAR come deposito di ecoballe.
Il blocco stradale, durato alcune ore, durante il quale si è costatato che i camion provenivano non da Napoli o Acerra, come previsto, ma da diversi Comuni del Nolano e del Vesuviano, è stato rimosso solo dopo che una delegazione dei manifestanti, guidata da due consiglieri comunali, l’Avv. Tommaso Esposito ed il Dott. Nicola De Matteis, è entrata nella discarica “abusiva” verificando che si stanno semplicemente spostando le tonnellate di spazzatura dalle strade alle campagne nell’assenza di ogni precauzione a tutela del territorio e della salute dei cittadini.
Ancora una volta l’emergenza rifiuti in Campania fa dimenticare le più elementari regole di diritto e di democrazia.
L’apertura della discarica da parte di Bertolaso rappresenta l’ennesima offesa per un’intera comunità e continua ad ignorare le ragioni della protesta che dura da anni contro l’inceneritore che non ha risolto e non risolverà l’emergenza rifiuti in Campania.
I manifestanti, nell’esprimere piena solidarietà al primo cittadino di Acerra, Espedito Marletta, che ha annunciato le dimissioni da Sindaco di Acerra, in caso di mancata sospensione dei lavori del costruendo inceneritore, hanno sottolineato come, ancora una volta, un piano fallimentare dei rifiuti voluto da Rastrelli e Bassolino e portato avanti da Catenacci prima e da Bertolaso adesso, sia inefficace e antidemocratico.
È sotto gli occhi di tutti, infatti, che si sono moltiplicate le discariche in Campania, con enormi costi e disagi per i cittadini e gravi danni per la salute, e che la soluzione definitiva è ancora al di là da venire.
La situazione attuale, previa la chiusura del cantiere di Acerra, dove continua a lavorare la fibe cui è stato rescisso il contratto, richiede un nuovo piano regionale, partecipato e condiviso con le popolazioni, che metta al centro non gli inceneritori e i grandi interessi dei gruppi finanziari e industriali, ma una politica di riduzione, riuso, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti.
“Non c’è trattativa che tenga, continueremo a vigilare e combattere per far valere le nostre ragioni! La magistratura non si intimorisca e vada avanti. I responsabili paghino!” hanno sostenuto i manifestanti.

http://groups.google.com/group/italia.napoli.discussioni/browse_thread/thread/770cd0f0c8859171

L'Italia lancia un appello ai fratelli tedeschi. Dichiarateci guerra. Ci
arrenderemo volentieri. Non dovrete sparare neppure un colpo di fucile.
Lanceremo violacciocche e mimose ai vostri Franz e Gunther in sfilata. Siete
la nostra ultima speranza. Intanto, mentre riflettete e preparate i vostri
carri armati, vorremmo che vi prendeste cura dei nostri dipendenti pubblici.
Ogni giorno vi inviamo i nostri rifiuti dalla Campania in treno. I nostri
politici sono rifiuti tossici, basta aggiungere qualche vagone in più, ben
chiuso per farli arrivare a Berlino o a Colonia. Prendete anche loro per
favore. All'arrivo termovalorizzateli subito, sono contagiosi più dell'Ebola
e della febbre del Nilo. Vi pagheremo bene. Vi do la mia parola che non
avrete in cambio bond della Parmalat, il più grande fallimento della Storia,
o della Cirio e neppure azioni dell'Alitalia, che prede un milione di euro
al giorno. Posso rassicurarvi anche sui titoli di Stato: non faranno parte
del compenso. L'Italia ha il debito pubblico più grande di Europa, circa
1.626 miliardi di euro. Se dovesse rimborsare tutti i BOT e i CCT lo Stato
italiano dichiarerebbe bancarotta e la gente sparerebbe per le strade.
Vorrei suggerirvi qualche nome per i passeggeri dei vagoni piombati. Molti
li conoscete, sono famosi anche all'estero come Berlusconi che ha offeso un
vostro rappresentante alla Comunità Europea dandogli del kapò. Un uomo che
si è fatto da solo con un piccolo aiuto da parte degli amici. In Italia l'amicizia
è sacra e se gli amici si chiamano Bettino Craxi, morto latitante in
Tunisia, o Marcello Dell'Utri, condannato per frode fiscale e false
fatturazioni e creatore di Forza Italia, o Licio Gelli, condannato per aver
infiltrato la sua organizzazione, la P2, in tutti i settori dello Stato
italiano, si può chiudere un occhio. Gli amici non si tradiscono mai,
soprattutto se ricambiano. Craxi, ad esempio, gli ha permesso con un decreto
legge ad hoc di disporre di tre canali televisivi nazionali con cui fa
propaganda politica per il suo partito e Gelli lo ha iscritto alla sua
organizzazione di delinquenti. Berlusconi possiede anche la Mondadori, il
più importante gruppo editoriale italiano. Se lo è aggiudicato grazie alla
corruzione di giudici del suo avvocato di fiducia, Cesare Previti, poi
finito in galera. Se la Merkel possedesse tre televisioni e 40 tra giornali
e settimanali non avrebbe bisogno di fare la Grosse Koalition. Alle elezioni
avrebbe l'80% dei voti. Perché non glielo proponete?
Il conflitto di interessi da noi è una barzelletta che ci racconta da anni
il centro sinistra. I suoi esponenti passano in realtà il loro tempo a
parlare di banche e di assicurazioni al telefono, qualcuno va in barca,
qualcuno ad Arcore a rassicurare Berlusconi. Si chiamano Violante, Fassino,
D'Alema. Gli ultimi due sono sotto indagine da parte della Procura di
Milano. Il giudice si chiama Clementina Forleo, i suoi genitori sono morti
in uno strano incidente dopo essere stati minacciati e lei è stata fatta
passare per matta dai media, messa sotto processo e trasferita. Vorrei che
vi prendeste anche Veltroni, il nuovo che ci avanza, un politico formatosi
negli anni 70 e riverniciato con i nuovi colori del Partito Democratico
(PD). Un nuovo brand che sostituisce quello dei Democratici di Sinistra (DS)
che aveva rimpiazzato il nome Partito Democratico della Sinistra (PDS) che
veniva dopo il Partito Comunista Italiano (PCI). I nostri politici sono come
i camaleonti, cambiano nome e colore rimanendo sempre gli stessi. Sperano
che gli elettori si dimentichino che la politica italiana è stata la
peggiore di Europa negli ultimi vent'anni.
Non vorrei che vi dimenticaste Mastella che vive a Ceppaloni. Un signore che
ha fatto divertire il mondo. Lui credeva di fare il ministro della
Giustizia, ma era una comparsa. Lo hanno fatto ministro con un lecca lecca
gigante e con un incarico preciso: fare l'indulto. Il primo atto del governo
Prodi è stato la messa in libertà di 24.000 detenuti e la non messa in
carcere di centinaia di funzionari pubblici, legati ai partiti. Mastella ha
passato così tanto tempo a farsi fotografare in carcere con i galeotti che
loro lo hanno adottato. Si è dovuto dimettere perché sua moglie è finita
agli arresti domiciliari per concussione insieme a un numero imprecisato di
esponenti del suo partito a conduzione familiare. Dini, un ex presidente del
Consiglio, è un rifiuto extra tossico. Ha 77 anni e i suoi organi interni,
in particolare il cervello, sono decomposti. La sua bella moglie è stata
condannata per bancarotta a due anni e qualche mese. In Italia è un merito e
lui ne è giustamente orgoglioso.
Vi chiedo di fare una retata in Parlamento per riempire i vagoni. Troverete
24 condannati in via definitiva per reati che vanno da associazione in banda
armata, alla truffa, alla falsa testimonianza, all'associazione mafiosa. Ai
magnifici 24 vanno aggiunti i condannati in primo e in secondo grado e i
prescritti, in tutto un centinaio di gaglioffi. Prescritto da noi significa
che la condanna è arrivata troppo tardi per finire in galera. Il campione
mondiale di questo reato è il novantenne Giulio Andreotti, da scortare al
binario in carrozzella. E' stato condannato per contiguità con la mafia, ma
a tempo scaduto. Per questo è stato promosso senatore a vita. Forse siete
venuti a conoscenza del fatto che il Governatore della Sicilia è stato
riconosciuto colpevole in gennaio, per aver favorito alcuni mafiosi, con una
condanna a cinque anni, oltre all'interdizione dai pubblici uffici. Ha
mangiato un piatto di cannoli per festeggiare (pensava di prendere molto di
più) e poi è stato costretto alle dimissioni. Ma non farà neppure un giorno
di galera anche se sarà condannato in via definitiva (da noi ci sono tre
gradi di giudizio). Due anni sono abbonati a ogni cittadino e tre sono un
grazioso regalo della legge sull'indulto del facondo Mastella (ha un giro
vita di 200 centimetri, mangia come un facocero). In compenso Cuffaro
entrerà in Parlamento nominato dal suo partito. Infatti, la nostra legge
elettorale, imposta con un colpo di mano da Berlusconi prima di mollare la
presidenza del Consiglio nel 2006, prevede che deputati e senatori siano
nominati dalle segreterie di partito e non eletti dagli italiani. In
parlamento ci sono mogli, amanti, impiegati, portaborse, signorsì,
pregiudicati, mafiosi, camorristi. Il cittadino può solo fare una croce su
un simbolo.


http://www.iltricolore.org/modules.php?name=News&file=article&sid=582

http://groups.google.com/group/italia.napoli.discussioni/browse_thread/thread/26392f8737685a6e

www.forum.mediaset.it =merda= m.o.n.n.e.z.z.a.


http://www.ischiablog.it/index.php/emergenza-rifiuti-toda-joia-toda-monnezza/

http://blog.verdenero.it/2008/04/02/la-monnezza-che-ci-sommergera/


http://www.comune.pisa.it/inquinamento-zero/diossina.htm

CHE COS'E' LA DIOSSINA

Fra i tanti veleni della vita moderna, le diossine occupano un posto speciale. Incolori, inodori, difficilmente misurabili, sono il prodotto più insidioso dell’incenerimento. Negli ultimi tempi lo scandalo delle diossine nella catena alimentare (polli belgi) le ha portate alla ribalta.
Quando si parla di inceneritori di rifiuti urbani, sono le diossine il pericolo su cui si concentra l’attenzione degli studiosi. Per i politici, spesso invece si tratta di conciliare interessi economici e gestionali con accettabili rischi sanitari per la popolazione. A Brooklyn, la contesa per l’impianto di un inceneritore di rifiuti urbani solidi da 3000 tonnellate al giorno durò dal 1983 all’89. New York doveva smaltire i suoi rifiuti urbani, poiché la sua discarica era arrivata a più di 200 metri di altezza. Ma fu proprio la dimostrazione che nel fumo degli inceneritori c’erano dei micro-inquinanti dannosi e soprattutto le diossine, che impedì la costruzione del colossale inceneritore. "Da allora - scrive Eugenio Menapace, un medico che da anni studia la questione - gli inceneritori di rifiuti urbani solidi furono muniti di filtri e di torri di lavaggio del fumo in modo che potesse uscire dalla ciminiera abbastanza pulito. Tuttavia ciò che non esce dalla ciminiera viene trattenuto nelle ceneri leggere dei filtri e nei fanghi delle torri di lavaggio". E, oltre al problema di ciò che non è trattenuto dai filtri, c’è quello dello smaltimento e del rischio della rimessa in circolazione delle diossine non sufficientemente trattenute dai blocchi di cemento in cui sono imprigionate, sottoposti come sono alle intemperie e agli incendi delle discariche.
Che cosa sono le diossine? Sono molecole contenenti cloro, poco interessanti chimicamente perché poco reattive, ma pericolose perché molto stabili, e dunque non degradabili e con possibilità di sopravvivenza per decine di anni. La diossina provoca il 12 % dei cancri, inoltre favorisce mutamenti nelle concentrazioni di ormoni dell’uomo, diabete, malattie cardiache, effetti tossici in diversi organi. Gli esperimenti per determinare il grado di tossicità, di cui ha riferito il professor Kees Olie, pioniere nella problematica che lavora nell’istituto eco-tossicologico di Amsterdam, sono iniziati su compostaggi/bruciati, e dopo più di 20 anni di ricerche si è stabilito che, tante volte, con stesse aria e temperatura, le emissioni sono diversissime fra loro. Le diossine si disperdono ma sono assorbite molto velocemente dall’organismo, non vengono assimilate dalle radici del grano, ma si trovano nelle patate. Nei dintorni degli impianti di incenerimento se ne trovano forti tracce per oltre 2 chilometri. Il latte delle mucche circostanti ha presentato valori alti.
Nel latte materno la concentrazione è generalmente altissima, e ciò influenza la funzione tiroidea dei bambini, il cui sviluppo viene rallentato.
Con il professore olandese si trova d’accordo il collega tossicologo tedesco Othmar Wassermann, il quale, sulla base degli studi effettuati nelle acque dei fiumi del Vietnam, del lago Ontario e del Reno, afferma che il limite di sicurezza per la salute è zero virgola zero. Oltre che dall’incenerimento dei rifiuti urbani, dove vengono mescolate moltissime sostanze e dove quindi è difficilissimo tenere la situazione sotto controllo, le diossine derivano anche dagli impianti di riscaldamento, dal traffico, dall’industria pesante, e anche dagli incendi boschivi.
Spesso nel dibattito politico, nei quali hanno spesso più voce i gestori degli impianti dei cittadini colpiti, si accusano queste altre fonti di essere "più" pericolose. Tuttavia, secondo gli esperti di diossine, dopo la catena alimentare, è proprio l’incenerimento a provocare la quantità maggiore e anche le forme peggiori, in quanto "in un processo così caotico come un incenerimento accade di tutto. Tutto si mescola, anche l’inimmaginabile: per questo è così difficile e costosa anche l’analisi".
Dunque l’illusione che si possa far sparire ciò che è scomodo e sgradevole bruciandolo, non dev’essere alimentata: le diossine non si vedono e non puzzano, ma ci sono. Ha scritto il dottor Menapace in una lettera: "Io non mangerei patate coltivate in terreni inquinati da diossina. Noi siamo considerati cornacchie del malaugurio, del resto è più distensivo per chi legge i giornali il resoconto di una partita di calcio che non un barboso intervento più o meno oscuramente scientifico". Eppure questa molecola semplice, di cui esistono 75 tipi, una grande famiglia di 400 sostanze molto velenose , influenza molto la nostra esistenza e il nostro futuro.


http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article1445&lang=it

http://news.kataweb.it/item/391142

http://www.crimeblog.it/post/302/mozzarelle-alla-diossina-sequestrate-nel-casertano

Unser Mozzarella Komt nicht mehr aus Neapel! , questa mozzarella non viene da Napoli. Così recita da qualche tempo il cartello di un locale di Berlino, gestito da un ischitano che fino a qualche tempo fa del marchio DOP si faceva vanto. Adesso che la situazione rifiuti diventa ogni giorno che passa più drammatica, cresce la diffidenza verso uno dei prodotti campani più tipici. A torto o a ragione? La stampa internazionale suggerisce di evitarli, potrebbero essere contaminati. E forse un fondo di verità esiste, stando alla notizia riportata da “Caserta C’è”. Circa 2 chili di mozzarella aversana sarebbero stati sequestrati per superamento del tasso di diossina. Proprio circa la diossina, le ASL campane hanno ricevuto istruzione di aumentare i controlli, ma l’assurdo è che non ci sono laboratori attrezzati per le analisi e che bisogna spedire i campioni nel Lazio. E si preleva con un pettine troppo largo. Non voglio essere allarmista, ma finché non si rassicurano i consumatori con dati certi e raccolti fittamente, forse fa bene il ristoratore di Berlino.

http://cronaca.3viso.com/allarme-mozzarella-alla-diossina/2008/03/29/

Allarme mozzarella alla diossina
Marzo 29, 2008
Strascico dolente e notevole dell'emergenza rifiuti in Campania, è l'allarme diossina contenuta nella mozzarella di bufala. Dopo i primi controlli effettuati prima sulle bufale, poi sul latte, e poi sul prodotto finito, a titolo precauzionali il governo di Tokio e quello francese hanno ritirato dal commercio le confezioni di mozzarella in vendita, e ne hanno bloccato l'arrivo alla dogana.

Ma il Ministro della Salute Livia Turco, rassicura che "da oggi i nostri tecnici lavoreranno insieme ai colleghi europei per mettere a punto un programma dettagliato per lo svolgimento di tutte le attivita' di vigilanza e controllo", mentre il Ministro degli Esteri D'Alema che "dichiara 'adesso si dovranno fare controlli a tappeto".


Intanto, i soci del Consorzio Mozzarella di bufala campana dop, in 100 giorni di crisi, hanno perso più di 30 milioni di euro di fatturato, e dal fronte della Commissione europea, l'Italia è bacchettata per le "insufficienti misure prese dall'Italia per far fronte alla contaminazione da diossina di una parte della produzione di mozzarella di bufala in Campania", e chiede con urgenza "alle autorità competenti di adottare ulteriori provvedimenti per garantire che le mozzarelle contaminate non entrino nel mercato Ue".

Dal canto loro, le autorità italiane, hanno informato la Commissione che "il problema della contaminazione da diossina è stato confinato in Italia e che nessuna mozzarella contenente quantità di diossina superiori ai livelli massimi ammessi è stata commercializzata fuori dall'Italia"; ma ad ogni modo, l'Esecutivo Ue si riserva di proporre "misure di salvaguardia per i prodotti lattiero-caseari provenienti dalla regione Campania", qualora dovesse considerare ancora "inadeguata" l'azione delle autorità italiane.

http://www.thisnext.com/item/4DDC1382/9735023D/Allarme-mozzarella-alla

http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=306155&posizione=24_ore_mondo&storico=tutti

http://www.zhora.it/pedofilia1.htm


Ogni giorno, due vittime. Molestie e violenze in Italia. Cifra per cifra

Sono 854 ogni anno i bambini scomparsi in Italia dal 1996, più di due al giorno, di cui 380 non sono ancora stati trovati . Sette bambini su mille subiscono violenze, mentre due milioni sono nel mondo i piccoli schiavi del sesso, venduti dai duecento ai mille dollari l'uno. Due bambini al giorno in Italia sono oggetto di abusi sessuali. Negli ultimi quattro anni le violenze su minori sono cresciute di oltre il 90%, passando da 305 nel '96 a 470 nel '97 a 534 nel '98 fino a 586 nel 1999. Mille i processi svolti per reati le cui vittime sono bambini abusati e maltrattati, per un terzo sotto i tre anni. Nella metà dei casi si tratta di violenze sessuali, seguite da abuso fisico (33 %), trascuratezza (21,8%) e abuso psicologico (19,8%). Ma si stima che i casi di pedofilia in Italia siano 21000 all'anno. E la nuova frontiera Internet ? Sono 7650 i siti pedofili identificati e censurati nel 1999, il 55% negli Stati Uniti, il 13% nell'est europeo, il 5% in medio oriente. Ma si stima che possono essere 10 volte tanto. 300 sono le organizzazioni pedofile che si definiscono "culturali", 15 in Italia. Il mercato on-line della pedofilia ha un giro d'affari di oltre 5 miliardi di dollari: solo il settore delle videocassette frutta 280 milioni di dollari. Una foto costa in media 30 dollari ma arriva facilmente a 100 per le violenze e le scene con animali.

Dati: Censis, Telefono Azzurro, Criminalpol, Telefono Arcobaleno, Centro italiano per le adozioni internazionali.

Chiara Longo Bifano

Da L'Espresso n. 35 anno XLV

Alcuni indirizzi utili:

http://www.telarcobaleno.com/



Quando la tecnologia è utilizzata per un fine veramente utile: http://aphc.cjb.net/ (un sito di hacker contro la pedoflilia)

http://www.criminologia.it/


http://gandalf.it/mercante/merca49.htm#heading03 articolo n. 3

http://www.beta.it/civtec/sp/pidocsiu.htm

http://fly.to/kidsliberation


http://www.repubblica.it/online/cronaca/garante/russia/russia.html


Il blitz: nove arresti, 1.700 indagati, 600 perquisizioni
L'organizzazione vendeva su Internet video in tutto il mondo

Pedofilia, tra Italia e Russia
la holding dell'orrore
I bambini venivano rapiti dagli orfanotrofi
violentati e spesso uccisi per soddisfare i clienti



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NAPOLI - Un serpente con la testa in Russia e il corpo in Italia. Che si nutre di bambini. Un serpente affamato di sesso, ogni tipo di sesso purché le pulsioni si sfoghino su ragazzini. Un serpente fatto di uomini. Tutti diversi, ragionieri, studenti universitari, padri di famiglia, ma tutti con un'unica deviazione: la pedofilia. Ora il serpente è stato scoperto e gli si è dato un nome tecnico che ne aumenta ancora di più l'orrore: holding. Nove persone, tra le quali un russo e otto italiani, sono state arrestate, 490 hanno ricevuto un avviso di garanzia, 1690 sono indagate in tutto il mondo per aver venduto immagini e video attraverso Internet, 600 perquisizioni sono state fatte in tutta Italia.

L'inchiesta è stata condotta dai comandi della polizia delle telecomunicazioni di Napoli e Roma e coordinata dai pm Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli della procura di Torre Annunziata in collaborazione con la polizia di Mosca. Quello che hanno scoperto è un viaggio nel buio che tocca tutte le possibili forme di violenza sui minori. La holding vendeva video e fotografie che documentavano tutto quanto può soddisfare il fondo di un abisso. Compreso l'omicidio.

A capo dell'organizzazione c'era un uomo d'affari russo di 31 anni di Murmansk, Dimitri Kuzentofv, arrestato a febbraio a Mosca per produzione e diffusione di materiale pronografico e rimesso in libertà dopo l'amnistia decisa dal parlamento russo per risolvere il provblema dell'affollamento delle carceri. Kuzentofv aveva messo in piedi una vera e propria industria della violenza sui bambini che incassava milioni di dollari l'anno. Non faceva fatica né aveva scrupoli quando doveva procurarsi la materia prima. I suoi uomini rapivano i bambini negli orfanatrofi della Russia e del Medio Oriente oppure li strappavano dalle braccia dei genitori o delle baby sitter durante spettacoli al circo, nei giardini pubblici. Alcuni sarebbero ancora oggi segregati in luoghi che la polizia russa sta tentando di individuare.

Li portavano nella villa di Kuzentofv, li violentavano davanti agli obiettivi di telecamere e macchine fotografiche, e li uccidevano per accontentare le richieste di acquirenti disposti a sborsare anche duemila dollari - come documentato dai bonifici bancari sui conti di Kuzentofv - in cambio di una serie di snuff movie dove bimbi tra i 2 e i 12 anni vengono violentati fino all'agonia.

La foto rubata di un bambino che si misura un vestitino nuovo nello spogliatoio di un grande magazzino vale circa 400 dollari. Di foto del genere la holding ne ha vendute centinaia di migliaia in tutto il mondo. I "pedopornografi", i collezionisti di pornografia infantile, immagini come questa le chiamano "snipe", che in codice è la foto più innocente che si possa ottenere.

In 19 mesi la polizia ha individuato versamenti di denaro pervenuti sui conti di tre imprenditori russi a capo dell'organizzazione per un ammontare complessivo di 600 milioni di dollari, circa 1.400 miliardi di lire. I soci d'affari di Kuzentofv sono Dimitri Valeri Ivanov, addetto al settore tecnico ed egli stesso protagonista di centinaia di video e Andrea Valeri Minaev, ex militare sovietico, ufficialmente proprietario di una società di distribuzione di video la Tim-O-Feev Video, in realtà responsabile per la distribuzione del materiale pornografico richiesto via Internet e pagato con bonifici bancari. Minaev aveva inoltre l'incarico di "responsabile del settore 5- 12 anni". In carcere però c'è più solo Ivanov poiché anche Minaev ha beneficiato dell'amnistia.

E l'Italia? La polizia ha arrestato un funzionario dell'azienda sanitaria di Grosseto, sposato, senza figli, un imprenditore commerciale e un impiegato pubblico di Milano, il primo celibe, il secondo sposato, con due figli, un imprenditore fotografico di Salerno, anche lui sposato e con figli, un commerciante di Vallo della Lucania, sposato, un imprenditore edile di Ancona e uno studente universitario di Venezia.

Gli avvisi di garanzia notificati e le perquisizioni hanno portato la polizia della telecomunicazioni in tutta Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Tosacana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Dall'indagine viene fuori un'inedita mappa dei pedofili in Italia che annovera perfino 18 minorenni.

A Torino, Milano, La Spezia, Firenze e Reggio Emilia a chiedere e a pagare centinaia di dollari immagini pornografiche infantili erano ragazzi tra i quindici e i diciassette anni.

(27 settembre 2000)


http://jjbthearchive.wordpress.com/category/pedofilia/





ITALIA= M.E.R.D.A.= M.O.N.N.E.Z.Z.A.


WWW.MONDEZZA.IT

COSA NE PENSA HORST TAPPERT?