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venerdì 21 gennaio 2011

Aspettando il federalismo che verrà

Dopo il “bunga bunga o morte” dei berluscones, arriva anche il “Federalismo o morte” dei legaioli. Alla maniera del Dottor Gechil e Mister Haid i due compagni di merende innalzano i limiti invalicabili dei loro totem. Il Papi e l’ex celodurista Senatur brandendo e minacciando coi loro feticci, rappresentano la nitida immagine del paese che stanno sfasciando, il fallimento di una politica, di una maggioranza e di un governo.
Mentre le istituzioni del Paese rischiano il collasso, il totem federalista legaiolo che ripete come un disco rotto “basta si faccia il federalismo” è diventata oramai una puttanata che si sta scoperchiando.

I terremotati protestano, i giovani sono senza lavoro e speranza, i disoccupati aumentano, la riforma universitaria taglia le gambe alla ricerca e provoca tensioni e proteste, c’è la monnezza a Napoli, in Afghanistan muore l’ennesimo nostro soldato,ecc. “Prima il federalismo”.

Intanto il decreto sul federalismo fiscale slitta nuovamente: il Consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di una settimana dei termini per il voto del provvedimento sul fisco comunale che doveva essere esaminato nella commissione bicamerale entro il 28 gennaio.
Di fatto lo stop era avvenuto ieri dall’ ANCI e dalle Regioni e da tutte le opposizione che avevano detto non disposte a votare un federalismo “porcata”.

Come vedete i diktat hanno fatto flop. E di flop in flop, in Padania intanto sembra che i legaioli siano anchilosati, in panne e stanno spostando un pò tutto, come scrive Ave:
“Dal dentista? La comunione? Una gita fuori porta? Per carità. Prima il federalismo!
Qualcuno, più longobardo di altri, ha avuto il coraggio di spostare persino il compleanno. E si racconta il mito di un moribondo che ha deciso di rimandare il proprio trapasso a federalismo compiuto”. Anche la signora (foto) dovrà aspettare sto cavolo di federalismo. GPS

giovedì 4 settembre 2008

Federalismo Pro Nobis news

Penso proprio che non la scamperemo, nel corso delle prossime settimane e forse mesi, le “armi di distrazione di massa” hanno già pronto il palinsesto: “il federalismo fiscale” e vedere la faccia (si fa per dire) dei proponenti, al solo pensiero ci viene la pelle d’oca.
Si perché nel nostro benedetto paese il federalismo fiscale, è come l’araba fenice.
Tutti dicono che c'è ma nessuno sa cos'è. Nemmeno se uno si trasforma in Maga Magò può capire cosa sta dentro a : «Avere un'unica tassazione per ogni livello di Governo, Stato compreso, collegata ai servizi. Più una serie di tributi accessori come meccanismo di controllo».
La signora Gulmina direbbe: è come la pelle della maletta, ciascuno la tira dove gli fa più comodo.
La distorsione diventa ancora più stridente quando il federalismo diventa bandiera di egoismo sociale e carrierismo politico.
Che le risorse prodotte al nord non vadano a beneficio di regioni non comprese nei confini legaioli, ai celoduristi può anche piacere, ma si tratta dell’ennesima bufala e ben lontano da un ideale federalista vero.
Un film già visto. I legaioli centrano assai poco col federalismo, il loro vero interesse è tenere ben strette le poltrone a "Roma ladrona".
Vi ricordate la secessione, la devolution……. formidabili prese per il culo.
Oggi ci riprovano con la politica del "un grissino al posto della pagnotta" e giocano con il federalismo fiscale.
"Federalismo, ora o mai più!'' e leveranno a Venezia il 14 settembre gli ennesimi segnali di fumo.
Intanto lo Speroni ci spiega, alzando il tiro: "Grossi problemi possono essere addirittura l'uscita dalla maggioranza. E' chiaro che se non si fa il federalismo, secondo me, è inutile che si rimanga nella maggioranza".
Gli fa eco il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto:
"bisogna essere realisti: se non si recuperano delle difficoltà storiche si rischia di aumentare le differenze con il sud. Noi dobbiamo creare le condizioni - ha concluso - perchè nel ddl ci sia la capacità di prendere per mano una parte del paese". Infine ha osservato che la fase di transizione per l'attuazione è passata da un anno a tre "probabilmente arriverà a cinque anni".
Poi il Roberto Calderoli, maestro di “porcate”, ai presidenti delle regioni “terun”: "temevano che li fregassimo". Ma guarda un po’!
Il bailamme è appena incominciato cosa si partorirà, un topolino: cioè una semplice “tassa federale” che sostituisca l’ICI che debosciatamente hanno soppresso per vincere le elezioni, ma che ha messo in ginocchio i Comuni. GPS

giovedì 22 gennaio 2009

Il federalismo, nel vortice della Virtual Data Room

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è presentato ieri al Senato per fornire i chiarimenti sul benedetto federalismo.
L’ opposizione aveva fatto tre semplici domande che erano emerse da un percorso “quasi” condiviso.
Primo : quanto ci costa, Secondo: non si può fare il federalismo senza una Camera delle Regioni, Terzo: è necessario dotarsi di una Carta delle autonomie locali.
Come previsto il Tremonti, non ha chiarito nulla. Ha poi detto che i dati finanziari non ci sono, insomma quanto costa sto federalismo non lo sa nessuno e si è dimenticato delle altre due domande.
L’ opposizione si metta il cuore in pace. Per avere le tanto attese cifre sul federalismo fiscale si dovrà attendere prima i decreti attuativi. E quindi se tutto va bene almeno oltre la metà 2010, cioè solo dopo le elezioni, europee nel 2009 e delle amministrative e regionali del 2010. La solita furbata, nel frattempo avanti tutta con gli spot.
Tremonti in pratica ha chiesto per il governo una delega in bianco, voi votate, al resto “Ghe pensi mi”. Sentite poi come il “Ghe pensi mi” ha spiegato (si fa per dire) la situazione:
“Abbiamo gia' attivato una “data room”, i dati arriveranno “decreto per decreto” perché “non sono formule meccaniche come nei sistemi semplici, ma compongono un sistema solistico come il corpo umano. Interagiscono tra di loro - ha aggiunto - essendo interdipendenti e coniugati”. Chiaro no! Che tradotto vuol dire: non abbiamo un euro, gli ultimi li abbiamo dati a Gheddafi.
Dal Tremonti non compreremmo nemmeno una bicicletta usata, quella poi di dare la colpa alla Virtual Data Room, sa di un’ altra patacata che assomiglia molto di più ad una camera ardente.
Gli amici legaioli, hanno il disperato bisogno di annunciare, per l’ennesima volta, il federalismo. Che sia zoppo, cieco, straccione, clientelare e senza un soldo, fa niente. Federalismo deve essere, federalismo sia. Alla prossima festa, se il Tremonti vi spiega la “Virtual Data Room” non esitate, mettete svelti ambedue le mani di dietro e paratevi il culo. GPS

sabato 19 giugno 2010

A Pontida per salvare il soldato Aldo

Il federalismo nel bel paese, lo ripetiamo ancora, è come la pelle della maletta, ciascuno lo tira dove gli fa più comodo.
In politica poi oggi la parola federalismo ha assunto la funzione che aveva l’ Abracadabra nelle pratiche magiche della tradizione popolare.
Nessuno sa bene che cavolo sia, perché siamo oltre 50 milioni di italiani e ci sono 50 milioni di federalismi.
Ma nonostante tutto quando sentiamo la parola federalismo, magia tutti facciamo Ooh…
Il federalismo è buono per tutto, dalla Lega ci ha fatto i voti, Papi lo faceva con le escort a Palazzo Grazioli fino ad arrivare alla signora Gulmina che lo mette nel ragù.
Cosi alla corte di Papi è approdato addirittura l’ Aldo Brancher, nominato ministro per l’attuazione, udite udite, al federalismo.
Ma l’ Abracadabra l’avevano già spesa. Per gli smemorati, esistevano già il ministro per il Federalismo (retto da Bossi), della semplificazione (retto da Calderoli), degli affari regionali (Fitto) e persino di quello per l’attuazione del programma (retto da Rotondi) e infine dove mettete la Santanchè, sottosegretario all' Attuazione del programma di governo.
Certo l’ Aldo (l'anello di congiunzione tra Berlusconi e Bossi) è un bel tipetto e col federalismo non c’entra una mazza.
Mitico il ricordo che fa dell’ Aldo il Papi "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui”. (sic)
In realtà l’unico scopo della nomina, insinuano i soliti giornalisti catastrofisti, è quello di mettere al riparo il neo ministro dalle inchieste giudiziarie e potrà evitare di comparire all’udienza del 26 giugno del processo Antonveneta che lo vede indagato per appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani.
Certo che per i legaioli andare a Pontida per salvare il didietro del soldato Aldo c’è da togliersi le corna dalla testa. GPS

domenica 20 giugno 2010

Sensazionale a Pontida la consegna delle armi

Sarà stato il freddo e la pioggia ma nel “sacro pratone” di Pontida, semi vuoto e pieno soprattutto di fango, il Bossi è parso più rincoglionito del solito.
Il tono è scomposto tendente al moscio, tranne nei momenti in cui fa partire le “vuvuzelas” padana: padania, padania, libertà, libertà.
Anche il popolo legaiolo, che seguiamo in diretta Sky, è piuttosto flaccido.
Per tiralo su un po’ il Bossi tenta di giocare la carta magica del federalismo.
Rivendica il suo ruolo di ministro per il federalismo: “non è vero che mi sono state tolte le deleghe con la nomina di Aldo Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo”, ma si vede e si percepisce bene che al “sacro pratone” la cosa sta sul gargarozzo. Allora alza il tono: “Di federalismo c’è ne uno solo ed è il mio” e scandisce: “C’é un solo ministro per il federalismo e sono io”, al massimo posso fare coppia con il Calderoli.
Verso la fine forse non volendo gli scappa pure una verità: “noi siamo il Paese più centralista del mondo”. Vero, però dimentica di dire che negli ultimo 10 anni ne ha governato, insieme a Papi, ben otto.
Poi chiude col la tradizione patacata “Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere solo la secessione”, aggiunge però, e qui la sensazionale rivelazione, di aver scelto “la strada pacifica e non quella del fucile”.
Meno male i legaioli hanno finalmente consegnato le armi, siamo tutti più tranquilli. Poi è apparso la Trota, questo è veramente troppo, abbiamo cambiato canale. GPS

lunedì 31 maggio 2010

Quando i leghisti fanno Ooh !!!

"La Lega Nord non avrebbe mai potuto votare una manovra economica che potesse in qualche modo mettere a rischio il federalismo fiscale”. Cercando da venir fuori dall’incastrata che si sono dati, i legaioli ci raccontano l’ennesima barzelletta.
Sanno bene, come tutti, che la manovra del Tremonti prevede pesanti tagli alle risorse per Regioni e enti locali, circa il 50% dell’intera finanziaria.
Sanno bene, come tutti, che questo si tradurrà inevitabilmente in una forte penalizzazione dei servizi ai cittadini. Cioè meno sanità, servizi sociali, istruzione, cultura, formazione professionale, trasporti, sostegno alle piccole imprese ecc. tutto in direzione opposta ai principi del tanto sbandierato federalismo.
Sanno bene, come tutti, che per sopravvivere Regioni e enti locali saranno costretti a fare i gabellieri “conto terzi” e a mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Non si e' mai vista una manovra così antifederalista. Questo governo, con Lega incorporata, è ormai il più centralista degli ultimi 50 anni.
A chi fa osservare che con questa manovra il federalismo sta andando a farsi fottere perché mancano gli schei, per ora abbiamo solo eretto il monumento al “costo ignoto”, il Bossi, accantonata per il momento la guerra civile per l'abolizione della provincia Berghem de Sora, dichiara: "Sul federalismo garantisce Silvio".
Poi al popolo padano, mostra l’avvistamento del famoso sigillo del federalismo garantito da Papi.
Presto ci si accorgerà della patacata, del vuoto slogan che ci hanno sempre rifilato.
Si scoprirà che del federalismo non gliene frega niente, tranne a chi, con il fazzoletto verde nel taschino, ci ha fatto una comoda cadrega. GPS

giovedì 2 ottobre 2008

Il federalismo cadeau

La notizia è di qualche settimana fa, ma è sempre restata sotto traccia, perché le armi di distrazione di massa sono in tutte altre faccende affaccendate.
L'imponibile evaso in Italia e' di circa 300 miliardi di euro l'anno. In termini di imposte dirette sottratte all'erario siamo nell'ordine dei 115 miliardi di euro ogni anno naturalmente.
Qualcosa come dieci finanziarie ogni anno.
E' questa la stima calcolata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it. , elaborando dati ministeriali e dell’Istat.
L'Italia e' il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 23% del PIL. Segue la Romania con il 21%, la Bulgaria con il 18%, l'Estonia con il con 17%, la Slovacchia con il 14%. Fanalino di coda l'Inghilterra con il 6%, il Belgio con il 5% e chiude la Svezia con il 3%.
In un paese normale la notizia avrebbe fatto venire a tutti la pelle d’ oca, con relativa incazzatura della massa di contribuenti onesti che le tasse invece le pagano fino all’ ultimo centesimo. Ma nisba, nel regno di Sua immunità il tutto è avvolta in una nebbia impenetrabile.
Nel corso dell’estate decapitata l' Agenzia dell'Accertamento, un colpo di spugna alla tracciabilità degli assegni in chiave antiriciclaggio, esentate da tassazione le plusvalenze delle persone fisiche derivanti dalla cessione di partecipazioni azionarie, ripristinato il Condono individuale ecc. ovvero lotta all’evasione fiscale addio.
D’altronde che cosa ci si poteva aspettare da Sua Immunità da sempre apertamente “paladino” e “grande educator” degli evasori.
Poi mancano i soldi, allora si squarta la scuola pubblica, si chiudono gli ospedali e si privatizza la sanità pubblica, la ricerca va a far benedire, i Comuni rischiano di chiudere i servizi essenziali ecc.
In questo clima però emerge il federalismo fiscale avvistato a Monviso. Il popolo delle libertà di evadere, con la sua finanzia creativa fa decollare il federalismo cadeau.
Si è incominciato con il Comune di Roma, all’ Alemnno che si era inventato il “Buco di Roma” sull’unghia maxi assegno da 500 milioni di euro. Il nostro esultante «Non è mai accaduto - dice Alemanno - che a Roma arrivassero 500 milioni per l´assestamento" e stavolta ha ragione.
Un cadeau da 140 milioni euro al Comune di Catania, per perdonare il suo farmacologo personale ex sindaco Umberto Scapagnini e mettere una pezza ad un supercrac e la bancarotta del comune. Tanto che ieri in laconico comunicato:"Il comitato interministeriale per la programmazione economica ha disposto uno stanziamento di 140 milioni per far fronte all'emergenza finanziaria dell'Ente".
Poi oggi l’ «Amo svortato», del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Per coprire il deficit della sanità regionale del Lazio arriveranno cinque miliardi di euro.

Ma la perla delle perle del federalismo cadeau arriva dalla Sicilia. La regione Sicilia erogherà contributi agli evasori fiscali. Proprio così, chi non paga le tasse anche lui avrà il suo cadeau.
Intanto ieri “Ieri il Veneto si è ribellato alla Lega. All'improvviso gli ha dato una manata in faccia, le ha graffiato il volto e sporcato la bandiera. Una ribellione straordinaria, durata dieci ore, sentita e parecchio partecipata. Il nord est ha sfilato da piazza Venezia a Montecitorio: 400 fasce tricolori, 400 sindaci veneti in marcia contro il federalismo di Bossi e Calderoni”. Sembra proprio vero, i legaioli stanno al federalismo come il peperoncino alle emorroidi. GPS

giovedì 11 settembre 2008

Sensazionale avvistamento a Monviso: il federalismo

Per la Lega la data era di quelle fatidiche.
Ma il federalismo fiscale resta praticamente fuori dall'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi o meglio, variazione creativa dell’ultimo momento, si da “via libera preliminare”.
Il Celodurista ci teneva tanto portarlo a casa prima di andare domani a Monviso e domenica a Venezia.
Così quel “via libera preliminare”, era quello che serviva al gran capo Bossi per fare vedere alle tribù padane.
Era disposto a tutto, un federalismo fatto in casa, una nuova ICIetta, era disposto pure a cambiargli il nome “ServisTax”, niente di niente. Quel Bocchino si messo di traverso.
Così anche il Federalismo Pro Nobis, dovrà aspettare forse altri 5 anni, se tutto va bene.
Ma dietro alla “fumata bianca” dell’ accordo, è stato dato ordine alle armi di “distrazione di massa” di dare il rivoluzionario annuncio, in modo da permettere al capo tribù Bossi di mostrare al popolo delle valli, il federalismo confezionatogli dal padrone sua Immunità Berlusca. (nella foto)
Sul Monviso e domenica a Venezia, si continuerà a far finta che "il federalismo è fatto” e per chi non ci crede, si butterà sul piatto la "la secessione". E’ un po’ stantia per la verità, una presa per il culo oramai datata, ma dicono faccia tanto bene al cuore legaiolo.
Si sta consumando la più grande patacata storica del “Bel Paese”, dopo l’ “italianità dell’Alitalia”. GPS

giovedì 7 ottobre 2010

Deliri federalisti

Ci risiamo in questi giorni terrà banco il federalismo di cartapesta strombazzato dai legaioli.
Dopo 15 anni di fanfaronate urlanti al miracolo, alla bacchetta magica che costruirà il vero miracolo italiano e ci farà tutti felici contenti, i legaioli ci ripicchiano: Abbiamo il Federalismo.
Li ho contati, solo negli ultimo 10 anni, lo hanno annunciato realizzato 1845 volte, un pò come la Salerno Reggio Calabria dove si fila liscio come l’olio.
Ma veniamo al decreto approvato in gran fretta oggi dal consiglio dei ministri:
“Le regioni potranno aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015. Le regioni non potranno però aumentare l’Irpef per i primi due scaglioni di reddito. Le regioni non potranno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef. Le regioni potranno anche scegliere di modulare gli aumenti, a seconda degli scaglioni di reddito, salvaguardando però i primi due scaglioni”. (fonte blitzquotidiano.it)
Approvato anche lo schema di decreto legislativo sul federalismo regionale e provinciale e sui costi standard per la sanità. Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dalla Conferenza unificata e dalla commissioni parlamentari, per poi tornare in Consiglio dei Ministri.

Ma che bella pensata, una trovata davvero geniale. Il miracoloso Federalismo parte con l’ aumento delle tasse. Non è uno scherzo, tutto sto casino per aumentare semplicemente le tasse, sta pure scritto nel comunicato ufficiale dell’ultimo Consiglio dei ministri.
Tenete d’occhio i Tg di Anal TV, sarà interessante vedere le contorsioni e i salti mortali attorno “all’autonomia impositiva” per nascondervi e non farvi capire il solito, ti abbiamo messo le mani in tasca..
PS: Sapete quando il percorso del federalismo fiscale sarà definitivamente compiuto, sulla base dei tempi tracciati dalla stessa bozza di decreto legislativo definita dal governo legaiolo ?,
Tra 8 anni, cioè nel 2019. Scappa anche a noi una battuta folkloristica: Andate a cagare!!! GPS

lunedì 18 agosto 2008

L’ICI che non c’è, ma si vede

“L’ICI, l’imposta comunale sugli immobili, era una tra le più importanti entrate finanziarie di ogni singolo comune, più importante ancora per i piccoli comuni. In vigore dal 1993, rappresentava il punto di arrivo di un lungo processo che ha avuto come obiettivo una più estesa autonomia tributaria dei comuni. E allora, cos’è l’ICI se non una delle forme di attuazione più evidente di federalismo fiscale?Vorremmo ricordare ai legaioli che dicesi federalismo fiscale il prevalente finanziamento delle maggiori spese decentrate con tributi propri o con compartecipazioni, anziché con trasferimenti, dal governo centrale, tarati sulle spese. Il tanto sbandierato “Primo punto del governo: subito federalismo fiscale”, parte dunque all’indietro come i gamberi.” Lo scrivevo all’inizio di luglio nel tabellone delle patacche.
Il Bossi da Ponte di Legno, nel comizio di Ferragosto, ha sentenziato:
“L'ici la rimetterò", i comuni "hanno bisogno di trovare altri modi per fare i soldi". "I cittadini - ha proseguito - sono disposti a pagare se le tasse vanno ai loro Comuni, perché poi vedono i risultati". Poi ha definito l’ICI strumento che conferisce “autonomia finanziaria” agli Enti locali, attraverso cui “prendono direttamente le tasse”, nell’ottica del federalismo fiscale. Mo no?
Il Boss legaiolo che tanto ama ad ergersi, a parole, portabandiera dell'autogoverno locale, dove stava quando si è votato per sottrarre ai Comuni, soprattutto quelli medi e piccoli, il principale strumento di autofinanziamento? Poi non era l’unica tassa che non andava quegli “schifosi di Roma”?
Allora? “ Non si può certo far cadere il governo per questo” e scontentare Sua Immunità. Ma continuare prendere per il culo la riserva legaiola si!
Nello “scivolone” ferragostano al celodurista è scappata una verità, che l’abolizione dell’ Ici è stata una pacchiana cannocchia. Il Governo si accorge, solo ora, che non è più in condizioni di garantire i trasferimenti finanziari ai Comuni dopo la soppressione dell’Ici. I Sindaci non sanno più come mantenere servizi indispensabili ai propri cittadini e anche i Comuni legaioli sono sull’orlo della paralisi e senza un soldo.
Il celodurista cerca di mettere le mani avanti per pararsi il didietro, ma il boomerang gli sta puntando dritto sulle palle. Oggi ripiega, non sarà ICI, ma tassa cumulativa, da patacata a patacata. GPS

lunedì 9 novembre 2009

La Lega, sopra il Po col morto

Bersani nel suo discorso di insediamento davanti all’ Assemblea nazionale del Partito Democratico, ha centrato un punto particolarmente interessante che vale la pena evidenziare.
Il Federalismo della Lega è “quello delle chiacchere”. Il segretario del PD ha proposto, come prima iniziativa di mobilitazione, un'assemblea di mille amministratori del Pd, aperta anche a quelli degli altri schieramenti politici, "per affermare il federalismo dei fatti’’.
La sfida è netta e chiara, i legaioli non potranno più permettersi di “raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti".
Il colpo è diretto e centrato, colpisce il tallone di Achille legaiolo e fa anche male. Non ha caso il Bossi reagisce stizzito ed è costretto a bofonchiare: “Bersani parte male, al di sopra del Po chi è contro la Lega è morto".
La partita è di quelle che possono rivelarsi decisive.
La Lega sa benissimo, al di là dei proclami, che la loro bandiera federalista è oggi avvolta nel mare delle nebbie, che manco quelli di “Chi la visto?” sono riusciti ad individuarne qualche traccia.
Insomma, si sono cacciati in un cul di sacco che li sta soffocando e più di tutto, preludio alle sabbie mobili. La palude parlamentare bipartisan rischia lentamente di affondare il federalismo legaiolo. Il bello della vicenda è che i seppellitori occulti dell’approssimativo e raffazzonato federalismo leghista, che oggi è e resta uno scatolone vuoto, sono proprio in agguato dentro l’alleato PDL.
Non a caso era necessario alzare la voce e parlare d’altro e in questi mesi. Sparare spot sulla sicurezza, sui respingimenti, sulle ronde, sui dialetti, sull’ inno nazionale e gabbie salariali, ecc.
Ma un Papi azzoppato e anche se tenuto per le palle, ormai anche i legaioli hanno capito che alla lunga non paga, perché non decide una mazza.
Perciò tentano di giocare l’ultima carta. Il via libera della Lega alle riforme del codice penale, ovvero salvare il culo a Papi dai suoi processi e in cambio, come dice il celodurista: "Alla Lega vanno il Veneto e il Piemonte","In Lombardia resta l'attuale presidente, ma con un vicepresidente della Lega". La battaglia delle “cadreghe” alle regionali, serve per attutire i colpi di un fallimento politico quasi totale che ha portato a casa un pugno di mosche. Anzi no, un ponte sullo stretto e la nuova cassa del mezzogiorno. Tappe fondamentali per la Padania libera.
Se la controffensiva del Pd di Bersani al nord sarà portata avanti con determinazione, per i legaioli si fa dura e “al di sopra del Po”, il morto se lo potrebbero, presto, trovare in casa. GPS

martedì 25 agosto 2009

Mi sono perso il Federalismo…. farlocco

La voglia spasmodica di dimostrare che si è gli unici e autentici difensori del Nord porta, spesso, i legaioli a lanciare le patacate più incredibili.
Le fanfaronate legaiole ferragostane sono ormai da molti anni un classico del bel paese, e da molti anni si assiste alle relative e puntuali retromarce o al massimo fanno la fine di una scoreggia.
Col Papi in un cul di sacco e al guinzaglio, non hanno certo sprecato l’occasione. Così coi primi colpi di sole di questa estate 2009 non hanno badato a spese.
Si inizia col dileggio dell’inno nazionale e la creazione delle bandiere e inni regionali, poi è la volta dell’ esame di dialetto per i professori terun, fino ad arrivare alla sbandierata proposta di legge, già pronta, per imporre il dialetto nelle scuole. Intermezzo sulle gabbie salariali, proibizione del burkini, fino al boicottaggio dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Poi arriva il Renzo Bossi detto la Trota, che istiga all'odio razziale su Facebook, con il giochino “Rimbalza il clandestino”. Facebook, fortunatamente c’è ancora qualcuno che ragiona e ce ne rallegriamo, ha chiuso il giochino per bambini deficienti.
Intanto, nella realtà, hanno lasciato morire di sete, fame e stenti decine di disperati che cercavano speranza nel mare.
I legaioli si sa hanno la memoria corta, qualcuno dà la colpa alla grappa, ricordate la promessa del “ridurre le tasse”? Sparita, è la terza volta che la Lega è al governo e le tasse pagate al nord non sono scese, mai, per nulla. Ma ogni volta ci promettono che le ridurranno. Adesso hanno smesso pure di prometterlo.
Ricordate il Federalismo? Le minaccie di fuoco e fulmini con tanto di secessione e Roma ladrona incorporati, sparito anche quello.
Hanno approvato un Federalismo farlocco di cui si vergognano pure di parlarne. I primi vagiti li sentiremo, per i più ottimisti dicono tra cinque anni, i pessimisti tra sette.
Entro il 2011 saranno varati tutti i decreti attuativi che verranno sottoposti a una commissione parlamentare bicamerale. Dopo ci sarà una fase provvisoria lunga cinque anni. A sovrintendere su tutto il processo sarà una Commissione paritetica che dovrà studiare i numeri e affiancare il governo nella scrittura dei decreti.
Questo è lo stato delle cose, ovvero la patacca legaiola è servita.
Intanto però lo Zaia si appella alle squadre di calcio: “vorrei che anche i grandi club accogliessero la mia proposta di cucire sulle magliette i simboli della regione o della provincia o della città”. Evviva così si salva la nostra agricoltura e avanti tutta con il Federalismo farlocco. GPS

giovedì 3 febbraio 2011

Esequie per il federalismo legaiolo

Come nel film Guerre Stellari, la Morte Nera (Death Star) è una stazione spaziale dotata di un cannone laser capace di distruggere un intero pianeta con un solo colpo. Così i legaioli avevano trasformato il voto della bicameralina sul federalismo municipale nel giorno del giudizio universale.
La patacata legaiola che da anni riecheggia proprio come un cannone laser era: “Federalismo o morte”
Come succede spesso alle sette guidate da predicatori fasulli e falsi profeti, anche i legaioli hanno scagliato il giorno del giudizio universale.

Infatti nel gran giorno, cioè oggi, la seduta della bicameralina, fissato per le 11.30, è slittato di circa cinquanta minuti. I lavori sono iniziati alla presenza anche del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Il risultato del voto (Sky 24 News) è sta un pareggio 15 a 15, nonostante che l’autoparlante trasmettesse in continuazione lo sbiasico del ex celodurista: “Se c'è pareggio salta tutto”.

Il regolamento interno alla commissione, all'articolo 7 prevede che «le deliberazioni della Commissione sono adottate a maggioranza dei presenti, considerando tali coloro che esprimono voto favorevole o contrario. In caso di parità di voti la proposta si intende respinta».
Nella sostanza se hai fatto uno 0 a 0 non poi andare a raccontare che hai vinto e se non hai vinto non passi il turno.
Morale il federalismo ha fatto flop e la morte dei legaioli? Avvisateci per le esequie. GPS

lunedì 13 settembre 2010

Bossi a Venezia: tracce di sangue nella grappa

Ieri a Venezia, è andata in scena la festa dei popoli della Padania, con tanto di rito dell’ampolla e i battesimi vari.
Le cose che hanno colpito di più sono state due, oramai il versamento dell’acqua del Po nella laguna veneziana è “una gagata pazzesca”.
La prima è stato quando il Bossi ha bofonchiato sul federalismo:
"Abbiamo inseguito il federalismo e adesso è arrivato". Nei legnaioli presenti è scoppiato l’entusiasmo, applausi a non finire e grandi cori “Ollellè ollallà faccelo vedè faccelo toccà”.
Per la verità qualcuno di loro l’aveva visto sul Monviso già nel lontano settembre 2008 ma forse non lo ricordava.
A smorzare i gasatissimi legaioli è dovuto intervenire lo stesso Bossi: Boni ” la va a giorni, la va a ore, quindi preparatevi perché” quando arriverete a casa ve lo potrete toccare.
La seconda cosa che ha particolarmente impressionato è stata “la voce affaticata e i gesti più compassati del solito”.
Infatti, dopo aver raccontato al suo popolo quella sul federalismo, agli intimi del “cerchio magico” si lascia andare ad una piccola confessione: “Sono stanco”.
Quando poi gli è stato riferito che addirittura, anche la Lega è in frenata, sull’11%, a dimostrazione del logoramento del partito “di lotta e di governo” e delle pagliacciate, si sono resi necessari gli esami medici di rito. Fortunatamente per il referto medico ufficiale tutto normale: “rinvenute tracce di sangue nella grappa”. GPS

martedì 9 dicembre 2008

Ratatatatata... Padania... UNO

In attesa della grande gara dello sputo, dopo i cucù arrivano i Ratatatatata …
Il Bossi lo aveva detto ai giornalisti a Pian del Re, alle sorgenti del Po sul Monviso, per la tradizionale cerimonia dell'ampolla il 12 settembre: Il Federalismo entro Natale.
Domenica a Monselice 7 dicembre : "Berlusconi mantenga la parola sul federalismo, o gli sparo...".
"Se non lo fa, ha detto il Bossi, lo uccido. Mi faccio invitare a cena, e poi tiro fuori il mitra e ratatatatata...".
Natale è vicino e del federalismo manco un’ ombra, un ectoplasma ma solo un enorme scatolone di patacche.
Il ratatatatata legaiolo salverà l‘ Italia?
Non speratici proprio, nel Paese del Bagaglino dove la parole data non conta più, anche i truci proclami urlati non valgono un bene amato cazzo.

Si tratta soltanto una patetica richiesta di aumento dello stipendio. GPS

lunedì 21 dicembre 2009

Con lo Strizza-Maroni: dal federalismo ai federali

L'abolizione della figura del prefetto è una vecchia battaglia della Lega, oramai ne hanno fatte tante che manco se le ricordano più.
Anche nel corso delle ultime elezioni nelle “Proposte per la Padania”, l’abolizione dei Prefetti stava nel pacchetto “promesse-patacca”.
“I prefetti, sono oggi un’inutile reliquato del periodo napoleonico”, "sono uno strumento di autorità coercitiva con una forte valenza politica", “la figura del prefetto non ha più alcuna ragione d'essere in un paese che punta al federalismo e al decentramento dei poteri”, “è la lunga mano della canaglia romana. Noi non accettiamo più di vivere sotto il tallone del centralismo”.
Insomma la parola d’ordine era chiara, abolire le prefetture in tutte le città italiane.
Poi, l’uso legaiolo del potere ha delle virtù strabilianti, al posto del federalismo riesce a sostituirlo coi “i federali” ed il gioco è fatto. Lo Strizza-Maroni sulle prefetture è già cominciato.

Era già successo con il prefetto di Roma Carlo Mosca, rimosso a novembre 2008 perché si rifiutava di far prendere le impronte digitali ai rom, così come voleva il sindaco Alemanno.

Succede, di nuovo adesso a Venezia. Michele Lepri Gallerano la notte tra il 25 e il 26 novembre ha avuto l’ardire di trasferire in un villaggio con vere casette costruite dal comune la comunità Sinti di Venezia parcheggiata da sempre in modo indegno in una baraccopoli. I legaioli veneti, in nome delle loro radici cristiane, oramai lo linciavano.
Ancora, a Fondi rimosso Bruno Frattasi, ex prefetto di Latina, che dall’inizio del 2008 ha condotto quasi in solitario una battaglia durissima contro i clan di camorra e ’ndrangheta che si sono impossessati del territorio di Fondi e del basso Lazio. Frattasi aveva chiesto lo scioglimento del Comune per mafiosità.
La fainata adottata è stata quella che il sindaco Parisella (pdl), alla fine si è dimesso, con la possibilità di ricandidarsi a marzo. La normalizzazione è già in atto a Fondi. Nel silenzio generale.
Ma la chicca più straordinaria, nel nuovo corso legaiolo del “federale perfetto”, è la nomina del nuovo prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni.
Nel 2006 è stato a un passo dal diventare sindaco di Caserta in quota Pdl. Tra i suoi principali supporter c’era l’onorevole sottosegretario Nicola Cosentino. Adesso lascia la Commissione per il diritto d’asilo e va a gestire un territorio ad alto rischio di infiltrazioni mafiose. (fonte Unità.it)
L’ eliminazione “dell’inutile reliquato del periodo napoleonico” è una gara dura, tanto vale che con lo Strizza-Maroni si ripieghi sui “federali”. GPS

lunedì 7 luglio 2008

Il tabellone delle patacche

E’ un Bellachioma mostra-muscoli, sicuro e pimpante, quello sceso in sala stampa per incontrare i giornalisti dopo il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso.
Non c’è niente da fare la vicinanza della ministra Carfagna gli fa l’effetto “tirami su”, infatti l’ha voluto al suo fianco: “Mara, devi esserci anche tu nella fossa dei leoni”.
Subito in conferenza stampa si scatena e parte dal GNOCCA-GATE: "La magistratura vuole sovvertire il voto popolare. Pettegolezzi senza fondamento, roba inventata, inesistente”, “Certe toghe capiranno che la musica è cambiata”, "questo governo è eccezionale, a due mesi dall’inizio dell’attività sono estremamente soddisfatto della squadra e del lavoro che siamo riusciti a fare”.
Poi sistema davanti a lui - in evidenza – il solito tabellone con l'elenco dei provvedimenti presi dal governo e la precisazione: «Abbiamo già mantenuo molti impegni». Ovvero vi abbiamo raccontato un sacco di patacche e sono solo le prime.

Quello che nel tabellone delle patacche non è scritto:
ICI: è vero il governo ha abolito L’ICI, della serie prima facciamo lo spot elettorale, poi ci pensiamo dopo. Ora lo Stato dovrà corrispondere ai Comuni ( si spera) per la totale abolizione dell'ICI, compreso il taglio effettuato dal governo Prodi, una somma che sta tra 3,5 e 3,7 miliardi.
L’ICI, l’imposta comunale sugli immobili, era una tra le più importanti entrate finanziarie di ogni singolo comune, più importante ancora per i piccoli comuni. In vigore dal 1993, rappresentava il punto di arrivo di un lungo processo che ha avuto come obiettivo una più estesa autonomia tributaria dei comuni. E allora, cos’è l’ICI se non una delle forme di attuazione più evidente di federalismo fiscale?
Vorremmo ricordare ai legaioli che dicesi federalismo fiscale il prevalente finanziamento delle maggiori spese decentrate con tributi propri o con compartecipazioni, anziché con trasferimenti, dal governo centrale, tarati sulle spese. Il tanto sbandierato “Primo punto del governo: subito federalismo fiscale”, parte dunque all’indietro come i gamberi.
Ma quello che il tabellone non dice è chi paga l’abolizione dell’ICI? Vediamo chi si fotte di più

1) Il Sud ne esce con le ossa rotte, per l'esattezza spariscono i fondi per il completamento della strada Ionica (350 milioni), per la metro leggera di Palermo (240 milioni), per la ferrovia circum-etnea (250 milioni), per la piattaforma logistica in Sicilia (247 milioni) e per la superstrada Agrigento e Caltanissetta (180). Il grande imbroglio delle tre carte confezionato ai danni del Sud da Lombardo, Cuffaro e Calderoni sta funzionando.







2) Spariscono dal bilancio nazionale 721 milioni di euro destinati a rafforzare il trasporto locale, pubblico e su ferrovia, quel pacchetto di misure necessarie per limitare l'uso di mezzi privati, aiutare i pendolari, far diminuire i camion. I tagli più clamorosi riguardano il "Fondo per la promozione del trasporto pubblico locale", 353 milioni di euro stanziati per il triennio 2008-2010. Cioè si azzerano le risorse per rinnovare autobus e trasporti rapidi di massa locali come metro e tramvie.
3) 399 milioni in meno per l'ambiente. Spariscono i 30 milioni per il "recupero dei centri storici",
Cassato anche il "Fondo per la demolizione degli ecomostri", 45 milioni destinati ad abbattere le pustole tipo Punta Perotti che infestano coste e zone di pregio. Aboliti i Fondi per "l'ammodernamento delle rete idrica nazionale" (70 milioni) e per le "forestazione e riforestazione" (150 milioni).
4) Spariti anche i soldi per lo sviluppo della banda larga (50 ml) e il passaggio al digitale terrestre (20 ml) e per il potenziamento dell'informatizzazione pubblica (31 ml). Che fine fanno la semplificazione burocratica e il passaggio dalla carta a un clic del Brunetta? Si cancellano: il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati (50), i fondi contro la violenza sulle donne (20 ml), le donne sono servite, il fondo ordinario Università (48 ml), ecc .
Questo governo “eccezionale” ha avviato lo smantellamento delle politiche pubbliche e in particolare di quelle sociali.

Emergenza rifiuti Napoli: Entro il 23 luglio la mondezza sarà trasformata in fioriere. Intanto, vi ricordate le minaccie legaioli di fare le barricate davanti ai termovalorizzatori lombardi al grido: «Non vogliamo diventare la pattumiera di Napoli”, “Qui non passerà un rifiuto. Se li tengano loro”, “la Lega è sempre in prima linea in difesa del Nord e per questo dice NO ai rifiuti Napoletani !” e fino a qualche giorno fa avevano minacciato di incendiare i camion provenienti da Napoli. Il Castelli lapidario:” E' una questione morale, sulla quale la Lega non retrocederà di un millimetro". Poi contrordine legaioli: il grande capo fa l’appello al nord perchè riceva i rifiuti di Napoli, la mondezza napoletana non puzza più. Quasi come gli arancini “nel Transatlantico di Montecitorio, dove vengono sfornati senza soluzione di continuità splendidi arancini per gli onorevoli, spesso trangugiati tra un voto e l'altro, a volte perfino gratis. Sono gli arancini di Salvini, leghista e padano doc. Negli arancini c'è il riso, ci informa, ma anche il sapore di un piatto siculo mediato dalla romanità di Montecitorio.” Per la verità i legaioli non l’hanno presa bene e nei loro blog l'aria prevalente che tira è: “State calando le braghe! State solo aiutando Berlusconi a farsi gli interessi suoi!”.

Sicurezza: rammentate il “pugno di ferro contro l’illegalità”, il “prima di tutto sicurezza” e la “tolleranza zero”? il risultato concreto è stato quello che dopo lo sciagurato indulto del centro sinistra, il Bellachioma IV è riuscito questa volta a fare di più, infatti ha varato l’amnistia, ossia il liberi tutti.
Una tolleranza zero però si è ottenuta, il Maroni leghista ha inserito nel nefando pacchetto sicurezza la norma che prevede il rilevamento delle impronte ai bimbi rom. La norma oltre che una vergogna morale è anche un’idiozia giuridica superata da altri strumenti di identificazione, veramente una bella trovata, anche questa eccezionale.


Alitalia: Ricordate la cordata italiana per Alitalia annunciata dal Bellachioma in piena campagna elettorale, l’orgoglio italiano, "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita", bene, anche questa una mostruosa patacca.
Come stanno le cose: solo poche giorni fa il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha detto “Serve subito, oggi o al massimo domani, un fatto nuovo o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili”. Non ci resta che piangere?
Insomma dopo aver scucito sull’unghia trecento milioni di euro!, della nuova "tassa Alitalia" dalle tasche degli italiani, direbbe il Bondi, che peraltro era al limite della legittimità, ora la compagnia è al limite. Si riparla di esuberi, si riparla di fallimento, si riparla di vendita.
"Quanti sono gli esuberi? Potrebbero essere attorno a 10 mila, una cifra impressionante se non viene gestita attentamente dal punto di vista sindacale e sociale. Per questo Corrado Passera ha fatto scendere in campo da pochissimi giorni Francesco Micheli, direttore generale e chief operating officer della Superbanca, a capo anche del personale, che ha gestito l’esodo volontario di 6500 dipendenti, a seguito della fusione fra Intesa e Sanpaolo, senza un’ora di sciopero. Micheli avrebbe già iniziato con molta riservatezza a prendere contatti coi vertici delle organizzazioni sindacali allo scopo di preparare il terreno del confronto." (fonte messaggero.it)
Morale erano inaccettabili i 2000 esuberi prospettati da Airfrance per il risanamento di Alitalia, accettabili invece i 4000 (o 10.000) licenziamenti proposti da Banca Intesa.
E pantalone spende sempre più soldi per le patacche del mago di Arcore. Forse, forse, era meglio venderla ad AirFrance, no? E’ proprio vero questo governo e un “eccezionale bordello". Alla prossima puntata. GPS

martedì 10 agosto 2010

Vietato morire

Qualche risultato il federalismo di cartapesta legaiolo lo sta producendo.
Dopo 15 anni di panzane urlate al miracolo che verrà, nella sostanza l’unico risultato concreto è che nel periodo dei governi con la Lega incorporata si è verificato un potenziamento e consolidamento dello stato centralista (Roma ladrona) senza precedenti.
Le autonomie locali sono all’osso, i comuni sono ridotti con le pezze nel sedere e sempre di più non riescono a mantenere i servizi essenziali per i loro cittadini.
Ma pare che questo a nessuno interessi, le Anal TV e le testate Killer del Papi sono in altre faccende affaccendate.
Così sto povero sindaco Michele Orlando di Roncadelle (Brescia) è stato costretto, provocatoriamente e per cercare di farsi sentire, a firmare ieri un’insolita ordinanza dal titolo che è tutto un programma: “A Roncadelle da oggi è vietato morire!”
Il motivo? Sta che tra le varie opere bloccate dai vincoli del famigerato Patto di stabilità c’è anche la ristrutturazione dei circa 100 loculi del cimitero, che avrebbe richiesto 200mila euro.

I soldi il Comune li ha, ma i limiti imposti dallo Stato centralista (Lega incorporata) non permettono al Comune di spenderli.
Così nel cimitero di Roncadelle non c’è più posto per seppellire i defunti e il municipio non può ristrutturare o ampliare il camposanto. Da qui l’ordinanza: ai roncadellesi verrà vietato di morire. (fonte quibrescia.it)
Vi ricordate la carota che si mette davanti ai i muli da trasporto per farli marciare?
Bene, la carota legaiola (federalismo di cartapesta) sta perdendo il suo fascino e i muli (elettorato della Lega) incominciano a scalciare anche verso quelli del fazzolettino verde col sole delle alpi nel taschino e aumentano i: Và a lavurà barbun! GPS

sabato 31 luglio 2010

Vieni avanti federalismo


Di fronte al crollo del PDL i più forti di tutti sono legaioli.
Il PDL brucia e loro continuano a fare gli gnorri (fingere di non capire, di non sapere e vedere).


Come hanno sempre fatto anche di fronte alle inchieste, dalle cricche alla P3, da Casentino, Caliendo e Verdini a Dell'Utri.....

Oramai hanno rimasto solo due risposte: un gesto e uno spot.

Il Bossi, ieri a Montecitorio, alle domande dei giornalisti, per tutta risposta ha alzato il dito medio e farfugliato: “Avanti col federalismo” e subito chiuso con Viva la Paaadaniaaa!


Ma a Bossi e company, il dito medio forse non basta più, essi rischiano seriamente di ritrovarsi associati a Cesare nella sua caduta libera dalla rupe. GPS

mercoledì 10 marzo 2010

Bossi: Federalismo Chi?

Il flop del decreto “salvaliste” varato, in fretta e furia, per mettere un pezza ad un PDL che si sta scannando, è clamoroso. D'altronde ai troppo furbi, ai bari e pure somari succede spesso di essere bocciati.
Quello che è successo nella famosa mattina del “panino” a Roma è oramai chiaro. Una roba da commedia all’italiana, una partita da torte in faccia (più o meno voluta) tutta interna ai berluscones.
Invece di capire perché, a nome del PDL, dei buoni a nulla e degli incapaci non sono stati in grado di presentare “la lista” con le norme e le procedure previste, si urla al complotto dei nemici e soprattutto non li si cerca in casa.
Così la prodigiosa inettitudine di questo governo del “fare”, sforna lo sfigato decreto “salvaliste”.
Dopo la triste figura, al suo debutto, il decretino sta perdendo paternità.

Il Formigoni, appena riammesso, ci fa sapere che lui: “non l’abbiamo chiesto noi” e “non ho nemmeno voluto leggerlo“. Anche dai legaioli qualche dubbio: "E’ un mega pasticcio, chiaro che certe figuracce bisognerebbe evitarle”. Alla Lega, la sentenza del Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale che ha per l’ennesima volta respinto il ricorso, ha fatto notare qualcosa:
“A seguito della potestà legislativa regionale, le disposizioni adottate dal legislatore statale, anche se di carattere interpretativo, non possono trovare applicazione con riferimento alla materia disciplinata dalla legge regionale”.
In parole semplici: come le Regioni italiane regolano le procedure per le loro elezioni sono ormai cavolacci loro e il governo non ci può mettere becco con nessun decreto o decretino.
Agli smemorati legaioli, in pausa grappa, forse leggendo la sentenza del Tar si sono ricordati di una cosuccia chiamata “federalismo” che tanto dicono di volere a parole, ma poi non se ne ricordano mai.
Insomma il “Salvaliste” è una porcata che nessuno vuole più, anche la Beghelli è stata costretta a negare ogni responsabilità, come ci rammenta Spinosa. GPS