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lunedì 9 novembre 2009

La Lega, sopra il Po col morto

Bersani nel suo discorso di insediamento davanti all’ Assemblea nazionale del Partito Democratico, ha centrato un punto particolarmente interessante che vale la pena evidenziare.
Il Federalismo della Lega èquello delle chiacchere”. Il segretario del PD ha proposto, come prima iniziativa di mobilitazione, un'assemblea di mille amministratori del Pd, aperta anche a quelli degli altri schieramenti politici, "per affermare il federalismo dei fatti’’.
La sfida è netta e chiara, i legaioli non potranno più permettersi di “raccontare qualsiasi favola con noi che stiamo zitti".
Il colpo è diretto e centrato, colpisce il tallone di Achille legaiolo e fa anche male. Non ha caso il Bossi reagisce stizzito ed è costretto a bofonchiare: “Bersani parte male, al di sopra del Po chi è contro la Lega è morto".
La partita è di quelle che possono rivelarsi decisive.
La Lega sa benissimo, al di là dei proclami, che la loro bandiera federalista è oggi avvolta nel mare delle nebbie, che manco quelli di “Chi la visto?” sono riusciti ad individuarne qualche traccia.
Insomma, si sono cacciati in un cul di sacco che li sta soffocando e più di tutto, preludio alle sabbie mobili. La palude parlamentare bipartisan rischia lentamente di affondare il federalismo legaiolo. Il bello della vicenda è che i seppellitori occulti dell’approssimativo e raffazzonato federalismo leghista, che oggi è e resta uno scatolone vuoto, sono proprio in agguato dentro l’alleato PDL.
Non a caso era necessario alzare la voce e parlare d’altro e in questi mesi. Sparare spot sulla sicurezza, sui respingimenti, sulle ronde, sui dialetti, sull’ inno nazionale e gabbie salariali, ecc.
Ma un Papi azzoppato e anche se tenuto per le palle, ormai anche i legaioli hanno capito che alla lunga non paga, perché non decide una mazza.
Perciò tentano di giocare l’ultima carta. Il via libera della Lega alle riforme del codice penale, ovvero salvare il culo a Papi dai suoi processi e in cambio, come dice il celodurista: "Alla Lega vanno il Veneto e il Piemonte","In Lombardia resta l'attuale presidente, ma con un vicepresidente della Lega". La battaglia delle “cadreghe” alle regionali, serve per attutire i colpi di un fallimento politico quasi totale che ha portato a casa un pugno di mosche. Anzi no, un ponte sullo stretto e la nuova cassa del mezzogiorno. Tappe fondamentali per la Padania libera.
Se la controffensiva del Pd di Bersani al nord sarà portata avanti con determinazione, per i legaioli si fa dura e “al di sopra del Po”, il morto se lo potrebbero, presto, trovare in casa. GPS

lunedì 31 maggio 2010

Quando i leghisti fanno Ooh !!!

"La Lega Nord non avrebbe mai potuto votare una manovra economica che potesse in qualche modo mettere a rischio il federalismo fiscale”. Cercando da venir fuori dall’incastrata che si sono dati, i legaioli ci raccontano l’ennesima barzelletta.
Sanno bene, come tutti, che la manovra del Tremonti prevede pesanti tagli alle risorse per Regioni e enti locali, circa il 50% dell’intera finanziaria.
Sanno bene, come tutti, che questo si tradurrà inevitabilmente in una forte penalizzazione dei servizi ai cittadini. Cioè meno sanità, servizi sociali, istruzione, cultura, formazione professionale, trasporti, sostegno alle piccole imprese ecc. tutto in direzione opposta ai principi del tanto sbandierato federalismo.
Sanno bene, come tutti, che per sopravvivere Regioni e enti locali saranno costretti a fare i gabelliericonto terzi” e a mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Non si e' mai vista una manovra così antifederalista. Questo governo, con Lega incorporata, è ormai il più centralista degli ultimi 50 anni.
A chi fa osservare che con questa manovra il federalismo sta andando a farsi fottere perché mancano gli schei, per ora abbiamo solo eretto il monumento al “costo ignoto”, il Bossi, accantonata per il momento la guerra civile per l'abolizione della provincia Berghem de Sora, dichiara: "Sul federalismo garantisce Silvio".
Poi al popolo padano, mostra l’avvistamento del famoso sigillo del federalismo garantito da Papi.
Presto ci si accorgerà della patacata, del vuoto slogan che ci hanno sempre rifilato.
Si scoprirà che del federalismo non gliene frega niente, tranne a chi, con il fazzoletto verde nel taschino, ci ha fatto una comoda cadrega. GPS

sabato 19 giugno 2010

A Pontida per salvare il soldato Aldo

Il federalismo nel bel paese, lo ripetiamo ancora, è come la pelle della maletta, ciascuno lo tira dove gli fa più comodo.
In politica poi oggi la parola federalismo ha assunto la funzione che aveva l’ Abracadabra nelle pratiche magiche della tradizione popolare.
Nessuno sa bene che cavolo sia, perché siamo oltre 50 milioni di italiani e ci sono 50 milioni di federalismi.
Ma nonostante tutto quando sentiamo la parola federalismo, magia tutti facciamo Ooh
Il federalismo è buono per tutto, dalla Lega ci ha fatto i voti, Papi lo faceva con le escort a Palazzo Grazioli fino ad arrivare alla signora Gulmina che lo mette nel ragù.
Cosi alla corte di Papi è approdato addirittura l’ Aldo Brancher, nominato ministro per l’attuazione, udite udite, al federalismo.
Ma l’ Abracadabra l’avevano già spesa. Per gli smemorati, esistevano già il ministro per il Federalismo (retto da Bossi), della semplificazione (retto da Calderoli), degli affari regionali (Fitto) e persino di quello per l’attuazione del programma (retto da Rotondi) e infine dove mettete la Santanchè, sottosegretario all' Attuazione del programma di governo.
Certo l’ Aldo (l'anello di congiunzione tra Berlusconi e Bossi) è un bel tipetto e col federalismo non c’entra una mazza.
Mitico il ricordo che fa dell’ Aldo il Papi "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui”. (sic)
In realtà l’unico scopo della nomina, insinuano i soliti giornalisti catastrofisti, è quello di mettere al riparo il neo ministro dalle inchieste giudiziarie e potrà evitare di comparire all’udienza del 26 giugno del processo Antonveneta che lo vede indagato per appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani.
Certo che per i legaioli andare a Pontida per salvare il didietro del soldato Aldo c’è da togliersi le corna dalla testa. GPS

giovedì 2 ottobre 2008

Il federalismo cadeau

La notizia è di qualche settimana fa, ma è sempre restata sotto traccia, perché le armi di distrazione di massa sono in tutte altre faccende affaccendate.
L'imponibile evaso in Italia e' di circa 300 miliardi di euro l'anno. In termini di imposte dirette sottratte all'erario siamo nell'ordine dei 115 miliardi di euro ogni anno naturalmente.
Qualcosa come dieci finanziarie ogni anno.
E' questa la stima calcolata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it. , elaborando dati ministeriali e dell’Istat.
L'Italia e' il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 23% del PIL. Segue la Romania con il 21%, la Bulgaria con il 18%, l'Estonia con il con 17%, la Slovacchia con il 14%. Fanalino di coda l'Inghilterra con il 6%, il Belgio con il 5% e chiude la Svezia con il 3%.
In un paese normale la notizia avrebbe fatto venire a tutti la pelle d’ oca, con relativa incazzatura della massa di contribuenti onesti che le tasse invece le pagano fino all’ ultimo centesimo. Ma nisba, nel regno di Sua immunità il tutto è avvolta in una nebbia impenetrabile.
Nel corso dell’estate decapitata l' Agenzia dell'Accertamento, un colpo di spugna alla tracciabilità degli assegni in chiave antiriciclaggio, esentate da tassazione le plusvalenze delle persone fisiche derivanti dalla cessione di partecipazioni azionarie, ripristinato il Condono individuale ecc. ovvero lotta all’evasione fiscale addio.
D’altronde che cosa ci si poteva aspettare da Sua Immunità da sempre apertamente “paladino” e “grande educator” degli evasori.
Poi mancano i soldi, allora si squarta la scuola pubblica, si chiudono gli ospedali e si privatizza la sanità pubblica, la ricerca va a far benedire, i Comuni rischiano di chiudere i servizi essenziali ecc.
In questo clima però emerge il federalismo fiscale avvistato a Monviso. Il popolo delle libertà di evadere, con la sua finanzia creativa fa decollare il federalismo cadeau.
Si è incominciato con il Comune di Roma, all’ Alemnno che si era inventato il “Buco di Roma” sull’unghia maxi assegno da 500 milioni di euro. Il nostro esultante «Non è mai accaduto - dice Alemanno - che a Roma arrivassero 500 milioni per l´assestamento" e stavolta ha ragione.
Un cadeau da 140 milioni euro al Comune di Catania, per perdonare il suo farmacologo personale ex sindaco Umberto Scapagnini e mettere una pezza ad un supercrac e la bancarotta del comune. Tanto che ieri in laconico comunicato:"Il comitato interministeriale per la programmazione economica ha disposto uno stanziamento di 140 milioni per far fronte all'emergenza finanziaria dell'Ente".
Poi oggi l’ «Amo svortato», del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Per coprire il deficit della sanità regionale del Lazio arriveranno cinque miliardi di euro.

Ma la perla delle perle del federalismo cadeau arriva dalla Sicilia. La regione Sicilia erogherà contributi agli evasori fiscali. Proprio così, chi non paga le tasse anche lui avrà il suo cadeau.
Intanto ieri “Ieri il Veneto si è ribellato alla Lega. All'improvviso gli ha dato una manata in faccia, le ha graffiato il volto e sporcato la bandiera. Una ribellione straordinaria, durata dieci ore, sentita e parecchio partecipata. Il nord est ha sfilato da piazza Venezia a Montecitorio: 400 fasce tricolori, 400 sindaci veneti in marcia contro il federalismo di Bossi e Calderoni”. Sembra proprio vero, i legaioli stanno al federalismo come il peperoncino alle emorroidi. GPS

giovedì 11 settembre 2008

Sensazionale avvistamento a Monviso: il federalismo

Per la Lega la data era di quelle fatidiche.
Ma il federalismo fiscale resta praticamente fuori dall'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi o meglio, variazione creativa dell’ultimo momento, si da “via libera preliminare”.
Il Celodurista ci teneva tanto portarlo a casa prima di andare domani a Monviso e domenica a Venezia.
Così quel “via libera preliminare”, era quello che serviva al gran capo Bossi per fare vedere alle tribù padane.
Era disposto a tutto, un federalismo fatto in casa, una nuova ICIetta, era disposto pure a cambiargli il nome “ServisTax”, niente di niente. Quel Bocchino si messo di traverso.
Così anche il Federalismo Pro Nobis, dovrà aspettare forse altri 5 anni, se tutto va bene.
Ma dietro alla “fumata bianca” dell’ accordo, è stato dato ordine alle armi di “distrazione di massa” di dare il rivoluzionario annuncio, in modo da permettere al capo tribù Bossi di mostrare al popolo delle valli, il federalismo confezionatogli dal padrone sua Immunità Berlusca. (nella foto)
Sul Monviso e domenica a Venezia, si continuerà a far finta che "il federalismo è fatto” e per chi non ci crede, si butterà sul piatto la "la secessione". E’ un po’ stantia per la verità, una presa per il culo oramai datata, ma dicono faccia tanto bene al cuore legaiolo.
Si sta consumando la più grande patacata storica del “Bel Paese”, dopo l’ “italianità dell’Alitalia”. GPS

mercoledì 20 gennaio 2010

Federalismo Atomico della Lega

Il Nucleare italiano è un affare da 30 miliardi e come tutti gli affari di queste dimensioni produce enormi flussi di denaro. Su quei flussi di denaro, già rombano i motori e le fauci fameliche dei soliti noti, sbavano.
E’ emerso chiaro dai piazzisti del nucleare ieri al 'Supply Chain Meeting - Progetto nucleare Italia', organizzato da Enel e da Confindustria e dedicato alla filiera italiana dell'industria nucleare svoltosi a Roma.
Considero la scelta nucleare non solo profondamente sbagliata in sé, per gli altissimi rischi ambientali ma anche per gli esorbitanti costi economici collegati alla realizzazione di nuove centrali atomiche. Un ritorno al passato che sottrae risorse, sia pubbliche che private, a obiettivi quanto mai urgenti, come investire in efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili a cominciare dal solare, promuovere l'innovazione tecnologica, ecc.
Quello che mi preme sottolineare oggi è soprattutto il metodo e le procedure seguite dal governo. Siamo a luglio si vara la legge 99 con la quale si riapre la strada al nucleare.
E’ di dicembre il decreto attuativo presentato con grande ritardo impedisce, di fatto, alle Regioni di poter intervenire, alla faccia della leale collaborazione istituzionale, motivando l'urgenza del provvedimento (urgenza???) non aspettando alcun parere regionale.
Di qui l’annuncio degli assessori regionali all’Ambiente (13 su 20), che hanno deciso di impugnare per incostituzionalità il decreto sul “ritorno al nucleare”. Il provvedimento di delega al governo in materia nucleare non rispetta il Titolo V della Costituzione sui poteri regionali sulla produzione di energia e sul governo del territorio. In altre parole, con la legge attuale la parola finale sulle centrali nucleari spetterebbe al governo, anche contro la volontà delle Regioni. E loro non ci stanno.
Il bello di tutta questa storia è l’atteggiamento della Lega Nord. I legaioli hanno votato ad occhi chiusi la legge che ha reintroduce il nucleare in Italia e hanno condiviso i criteri grazie ai quali scegliere la localizzazione geografica delle centrali.
I criteri sono chiaramente una pagliacciata visto che i siti sono stati già decisi e tenuti in cassaforte dall'Enel. Tanto che il Fulvio Conti targato Enel , ha dichiarato testualmente che “nemmeno sotto tortura avrebbe rivelato la lista”.
Oggi la Sicilia si allinea alle altre tredici regioni italiane che hanno già detto no al nucleare, approvando all'unanimità due ordini del giorno del Pd.
Solo tre regioni amministrate dal centrodestra, Lombardia , Friuli e Veneto che sembrano oggi propendere per il nucleare.
Ma guarda caso i coraggiosi guerrieri del popolo del nord quando si sono accorti che la lista prevede: “localizzazione della centrale nucleare nella zona di Rovigo e nel Veneto in generale”. Emettono il comunicato:
«La Lega è contro la devastazione e la svendita del nostro territorio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni». problemi di approvvigionamento energetico la Lega è categorica: «Niente centrali in Veneto».
Inaugurato il federalismo Atomico:
Siamo pienamente favorevoli al nucleare ma le centrali andate a farle da un’altra parte. Le centrali nucleari sotto le chiappe dei propri figli non le vogliamo.
Le scorie, quelle si possono tranquillamente mettere al Sud. Non se ne accorgeranno nemmeno. GPS

martedì 10 agosto 2010

Vietato morire

Qualche risultato il federalismo di cartapesta legaiolo lo sta producendo.
Dopo 15 anni di panzane urlate al miracolo che verrà, nella sostanza l’unico risultato concreto è che nel periodo dei governi con la Lega incorporata si è verificato un potenziamento e consolidamento dello stato centralista (Roma ladrona) senza precedenti.
Le autonomie locali sono all’osso, i comuni sono ridotti con le pezze nel sedere e sempre di più non riescono a mantenere i servizi essenziali per i loro cittadini.
Ma pare che questo a nessuno interessi, le Anal TV e le testate Killer del Papi sono in altre faccende affaccendate.
Così sto povero sindaco Michele Orlando di Roncadelle (Brescia) è stato costretto, provocatoriamente e per cercare di farsi sentire, a firmare ieri un’insolita ordinanza dal titolo che è tutto un programma: “A Roncadelle da oggi è vietato morire!
Il motivo? Sta che tra le varie opere bloccate dai vincoli del famigerato Patto di stabilità c’è anche la ristrutturazione dei circa 100 loculi del cimitero, che avrebbe richiesto 200mila euro.

I soldi il Comune li ha, ma i limiti imposti dallo Stato centralista (Lega incorporata) non permettono al Comune di spenderli.
Così nel cimitero di Roncadelle non c’è più posto per seppellire i defunti e il municipio non può ristrutturare o ampliare il camposanto. Da qui l’ordinanza: ai roncadellesi verrà vietato di morire. (fonte quibrescia.it)
Vi ricordate la carota che si mette davanti ai i muli da trasporto per farli marciare?
Bene, la carota legaiola (federalismo di cartapesta) sta perdendo il suo fascino e i muli (elettorato della Lega) incominciano a scalciare anche verso quelli del fazzolettino verde col sole delle alpi nel taschino e aumentano i: Và a lavurà barbun! GPS

lunedì 7 luglio 2008

Il tabellone delle patacche

E’ un Bellachioma mostra-muscoli, sicuro e pimpante, quello sceso in sala stampa per incontrare i giornalisti dopo il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso.
Non c’è niente da fare la vicinanza della ministra Carfagna gli fa l’effetto “tirami su”, infatti l’ha voluto al suo fianco: “Mara, devi esserci anche tu nella fossa dei leoni”.
Subito in conferenza stampa si scatena e parte dal GNOCCA-GATE: "La magistratura vuole sovvertire il voto popolare. Pettegolezzi senza fondamento, roba inventata, inesistente”, “Certe toghe capiranno che la musica è cambiata”, "questo governo è eccezionale, a due mesi dall’inizio dell’attività sono estremamente soddisfatto della squadra e del lavoro che siamo riusciti a fare”.
Poi sistema davanti a lui - in evidenza – il solito tabellone con l'elenco dei provvedimenti presi dal governo e la precisazione: «Abbiamo già mantenuo molti impegni». Ovvero vi abbiamo raccontato un sacco di patacche e sono solo le prime.

Quello che nel tabellone delle patacche non è scritto:
ICI: è vero il governo ha abolito L’ICI, della serie prima facciamo lo spot elettorale, poi ci pensiamo dopo. Ora lo Stato dovrà corrispondere ai Comuni ( si spera) per la totale abolizione dell'ICI, compreso il taglio effettuato dal governo Prodi, una somma che sta tra 3,5 e 3,7 miliardi.
L’ICI, l’imposta comunale sugli immobili, era una tra le più importanti entrate finanziarie di ogni singolo comune, più importante ancora per i piccoli comuni. In vigore dal 1993, rappresentava il punto di arrivo di un lungo processo che ha avuto come obiettivo una più estesa autonomia tributaria dei comuni. E allora, cos’è l’ICI se non una delle forme di attuazione più evidente di federalismo fiscale?
Vorremmo ricordare ai legaioli che dicesi federalismo fiscale il prevalente finanziamento delle maggiori spese decentrate con tributi propri o con compartecipazioni, anziché con trasferimenti, dal governo centrale, tarati sulle spese. Il tanto sbandierato “Primo punto del governo: subito federalismo fiscale”, parte dunque all’indietro come i gamberi.
Ma quello che il tabellone non dice è chi paga l’abolizione dell’ICI? Vediamo chi si fotte di più

1) Il Sud ne esce con le ossa rotte, per l'esattezza spariscono i fondi per il completamento della strada Ionica (350 milioni), per la metro leggera di Palermo (240 milioni), per la ferrovia circum-etnea (250 milioni), per la piattaforma logistica in Sicilia (247 milioni) e per la superstrada Agrigento e Caltanissetta (180). Il grande imbroglio delle tre carte confezionato ai danni del Sud da Lombardo, Cuffaro e Calderoni sta funzionando.







2) Spariscono dal bilancio nazionale 721 milioni di euro destinati a rafforzare il trasporto locale, pubblico e su ferrovia, quel pacchetto di misure necessarie per limitare l'uso di mezzi privati, aiutare i pendolari, far diminuire i camion. I tagli più clamorosi riguardano il "Fondo per la promozione del trasporto pubblico locale", 353 milioni di euro stanziati per il triennio 2008-2010. Cioè si azzerano le risorse per rinnovare autobus e trasporti rapidi di massa locali come metro e tramvie.
3) 399 milioni in meno per l'ambiente. Spariscono i 30 milioni per il "recupero dei centri storici",
Cassato anche il "Fondo per la demolizione degli ecomostri", 45 milioni destinati ad abbattere le pustole tipo Punta Perotti che infestano coste e zone di pregio. Aboliti i Fondi per "l'ammodernamento delle rete idrica nazionale" (70 milioni) e per le "forestazione e riforestazione" (150 milioni).
4) Spariti anche i soldi per lo sviluppo della banda larga (50 ml) e il passaggio al digitale terrestre (20 ml) e per il potenziamento dell'informatizzazione pubblica (31 ml). Che fine fanno la semplificazione burocratica e il passaggio dalla carta a un clic del Brunetta? Si cancellano: il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati (50), i fondi contro la violenza sulle donne (20 ml), le donne sono servite, il fondo ordinario Università (48 ml), ecc .
Questo governo “eccezionale” ha avviato lo smantellamento delle politiche pubbliche e in particolare di quelle sociali.

Emergenza rifiuti Napoli: Entro il 23 luglio la mondezza sarà trasformata in fioriere. Intanto, vi ricordate le minaccie legaioli di fare le barricate davanti ai termovalorizzatori lombardi al grido: «Non vogliamo diventare la pattumiera di Napoli”, “Qui non passerà un rifiuto. Se li tengano loro”, “la Lega è sempre in prima linea in difesa del Nord e per questo dice NO ai rifiuti Napoletani !” e fino a qualche giorno fa avevano minacciato di incendiare i camion provenienti da Napoli. Il Castelli lapidario:” E' una questione morale, sulla quale la Lega non retrocederà di un millimetro". Poi contrordine legaioli: il grande capo fa l’appello al nord perchè riceva i rifiuti di Napoli, la mondezza napoletana non puzza più. Quasi come gli arancini “nel Transatlantico di Montecitorio, dove vengono sfornati senza soluzione di continuità splendidi arancini per gli onorevoli, spesso trangugiati tra un voto e l'altro, a volte perfino gratis. Sono gli arancini di Salvini, leghista e padano doc. Negli arancini c'è il riso, ci informa, ma anche il sapore di un piatto siculo mediato dalla romanità di Montecitorio.” Per la verità i legaioli non l’hanno presa bene e nei loro blog l'aria prevalente che tira è: “State calando le braghe! State solo aiutando Berlusconi a farsi gli interessi suoi!”.

Sicurezza: rammentate il “pugno di ferro contro l’illegalità”, il “prima di tutto sicurezza” e la “tolleranza zero”? il risultato concreto è stato quello che dopo lo sciagurato indulto del centro sinistra, il Bellachioma IV è riuscito questa volta a fare di più, infatti ha varato l’amnistia, ossia il liberi tutti.
Una tolleranza zero però si è ottenuta, il Maroni leghista ha inserito nel nefando pacchetto sicurezza la norma che prevede il rilevamento delle impronte ai bimbi rom. La norma oltre che una vergogna morale è anche un’idiozia giuridica superata da altri strumenti di identificazione, veramente una bella trovata, anche questa eccezionale.


Alitalia: Ricordate la cordata italiana per Alitalia annunciata dal Bellachioma in piena campagna elettorale, l’orgoglio italiano, "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita", bene, anche questa una mostruosa patacca.
Come stanno le cose: solo poche giorni fa il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha detto “Serve subito, oggi o al massimo domani, un fatto nuovo o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili”. Non ci resta che piangere?
Insomma dopo aver scucito sull’unghia trecento milioni di euro!, della nuova "tassa Alitalia" dalle tasche degli italiani, direbbe il Bondi, che peraltro era al limite della legittimità, ora la compagnia è al limite. Si riparla di esuberi, si riparla di fallimento, si riparla di vendita.
"Quanti sono gli esuberi? Potrebbero essere attorno a 10 mila, una cifra impressionante se non viene gestita attentamente dal punto di vista sindacale e sociale. Per questo Corrado Passera ha fatto scendere in campo da pochissimi giorni Francesco Micheli, direttore generale e chief operating officer della Superbanca, a capo anche del personale, che ha gestito l’esodo volontario di 6500 dipendenti, a seguito della fusione fra Intesa e Sanpaolo, senza un’ora di sciopero. Micheli avrebbe già iniziato con molta riservatezza a prendere contatti coi vertici delle organizzazioni sindacali allo scopo di preparare il terreno del confronto." (fonte messaggero.it)
Morale erano inaccettabili i 2000 esuberi prospettati da Airfrance per il risanamento di Alitalia, accettabili invece i 4000 (o 10.000) licenziamenti proposti da Banca Intesa.
E pantalone spende sempre più soldi per le patacche del mago di Arcore. Forse, forse, era meglio venderla ad AirFrance, no? E’ proprio vero questo governo e un “eccezionale bordello". Alla prossima puntata. GPS

lunedì 10 agosto 2009

Ci siam fatti l’ auto blu: paraponzi ponzi pu

Ricordate le auto blu? Quel Privilegio che suscitò in tutti una fragorosa ondata di sdegno. Anal TV e i giornali di famiglia del Papi, al governo era Prodi, pomparono e ci sguazzarono dentro per mesi interi.
I legaioli furono i primi a saltare sul carro: “La Lega Nord si batte contro simili sprechi”, “le auto blu servono solo per una questione di immagine, non è quindi una spesa essenziale, e nell’interesse dei cittadini avevamo già deciso da tempo di tagliarle eliminando anche l’ultima rimasta”. Coniarono pure:”Auto blu zero”. “Niente auto la Lega si distingue dai partiti romani".( questa è la più carina).
I legaioli milanesi poi ne fecero una crociata: “Basta auto blu, mandiamo i soldi in Africa”, “e così dimostriamo anche che la Lega non è razzista
Poi con Papi che arriva al governo non se n’è parla più. Quella che pareva un’emergenza insopportabile, Oops è scomparsa nel nulla.
Poi si racconta che ci fu uno storico vertice notturno dei legaioli in quel di Pontida. Non si può fare la rivoluzione? Non si può fare la secessione? Il Federalismo partorito è una porcata che manco si vede? Contrordine legaioli! … e fra una grappa passerina e un’altra, all’ unanimità: Facciamoci l’ auto blu... ma che abbia la bandierina della regione padana e le trombe con l’inno regionaleOsteria numero uno paraponzi ponzi pu“.
Così è che il “governo del fare spot” legaiolo ha prodotto l’ennesimo flop:
Secondo uno studio condotto da Contribuenti.it, che ha analizzato il parco delle auto blu utilizzate in qualunque modo dalla PA, le auto blu hanno raggiunto il tetto record di 624.330 unità. Nei soli ultimi sei mesi (governo del duo Papi–Celodurista)), in Italia, il parco delle auto blu in dotazione della pubblica amministrazione è cresciuto del 2,7% passando da 607.918 a 624.330 unità. Record mondiale.
Il costo del servizietto è di circa 18 miliardi l'anno. L’ Italia va a piedi alla fine del mese, "loro" sfrecciano in carrozza blu con la bandierina. Naturalmente a sbafo! Lega ladrona che la geeente cogliona. GPS

mercoledì 7 settembre 2011

Quando gli idioti governano i ciechi

Da oltre un mese, cioè da quando si parla di manovra, i legaioli ci hanno rotto gli zebedei in tutti i modi e in tutte le salse nel ribadire il loro “noa qualsiasi intervento sulle pensioni.
Pensate che il grande Canottiero aveva pure fatto finta di litigare tutto un giorno e nel Consiglio dei Ministri a difenderle queste pensioni. Con tanto di raffinato affondo: “Nano di Venezia, non romperci i coglioni”.
La Padania ci allietava quasi giornalmente con titoli a tutta pagina, “Le pensioni dei lavoratori non si toccano”,”Bossi:Pensioni la Lega resta sul pezzo”,“La Lega ha vinto la Partita, Pensione e comuni salvi”, “Bossi: Salvate le pensioni”, ecc. Insomma le pensioni come la linea del Piave legaiola, del famoso “Prendere o lasciare” padano.

Poi il governo questa mattina ha presentato il maxiemendamento alla manovra in discussione al Senato e ha posto la fiducia sul nuovo testo del decreto che verrà votato in giornata.

Salta fuori che la linea del Piave legaiola si è sfaldata miseramente. La Lega ha ceduto sulle pensioni, accettando l'equiparazione (dal 2014) dell'età di pensionamento delle donne del settore privato a quelle del pubblico impiego.
Le autonomie locali escono a pezzi e il federalismo, lo ricordate?, a farsi fottere.
Dunque, si rimettono le mani sulle pensioni nonostante la Lega avesse assicurato il contrario.
E allora anche stavolta cosa faranno i legaioli ?
Forse sono troppo occupati a guardare il Giro della Padania per occuparsi ancora delle pensioni..

Letta oggi da qualche parte: Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi (W. Shakespeare). GPS

venerdì 11 novembre 2011

La Vergin Lega

E’ vero se ci guardiamo intorno è tutto un “lacrime e sangue”, ma nonostante tutto la caduta del Papi, con tanto di cricca incorporata, ci mette allegria. Certo ci sarà anche un pò d’effetto della magica data 11/11/11, sta di fatto che ci siamo svegliati contenti. Aggiungeteci poi la storia della Vergin Lega, oggi c’è proprio da spataccarsi.
Ci aveva provato la show girl Paris Hilton a voler ritornare “vergine”. L’ereditiera del magnate degli alberghi Hilton ammetteva di aver collezionato oltre duemila uomini ma ad un certo punto si era messa in testa di rifarsi una “verginità”, pare per compiacere al nuovo fidanzato.
Questa fissa è venuta improvvisamente anche al Grande Canottiero Bossi, che trovatosi scaraventato fuori dal governo insieme al compagno di merende e di porcate Papi (cosa vuol dire prendere 2 piccioni con una fava), ha bofonchiato: “piuttosto stiamo all’opposizione per rifarci una “verginità”.
Implicitamente il Grande Canottiero viene così ad ammettere platealmente che ha trasformato la Lega in una Paris Hilton della politica italiana e che oggi è costretto ha prometterne ai legaioli una nuova di zecca e pure “vergine”.
Dopo aver mangiato il mangiabile, aver occupato l'occupabile, sfasciato lo sfasciabile, devastato e portato sull’orlo della bancarotta il paese, la Lega Nord, colonna portante del governo più mafioso degli ultimi 150 anni, molla ad altri la ricostruzione e cerca di far finta di niente.
Fuori dal governo Monti, nessuna possibilità di appoggio esterno, siamo impegnati nella “Labioplastica” della baldracca.
Di sicuro, è "bello andare all'opposizione". Urlare al ribaltone, al tradimento della sovranità popolare, agli inciuci, rispolverare secessioni, fucili, nazione padana, Roma ladrona, il federalismo e tutto condito di diti medi, rutti, pernacchie, corna celtiche e sacre ampolle.
Se funziona, da Arcore hanno già fatto sapere che loro ci proveranno con le "Olgettine". Non venitemi a dire che non ci i motivi per essere allegri. (vignetta via Facebook) GPS

lunedì 20 aprile 2009

La lega alla ricerca del tortellino perduto

Questa volta non abbiamo proprio scampo e siamo costretti a riconoscerlo. Il rinnovamento c’è, repentino, ribelle, quasi rivoluzionario. E’ il volto nuovo dei legaioli bolognesi, quelli della Padania bassa, che nella campagna elettorale scendono in campo con una vera e propria rivoluzione culturale o meglio gastronomica.
Non più secessione, niente federalismo, niente “Roma lodrona” (d’altronde bisogna capirli da tempo partecipano anche loro al banchetto), niente Padania libera ma tutti alla ricerca del tortellino perduto.
Il Lorenzo Tommasini, consigliere comunale della Lega Badania bassa, spiega la nuova strategia:
Inutile nascondersi dietro dito, il tortellino è il cuore di una civiltà che si sta smarrendo.”
Così domenica prossima a Bologna, in via Pietralata all’incrocio con via del Pratello, gazebo e banchetto con gara di sfogline.
L’ insurrezione legaiola avrà il suo apice, per l’occasione si sostituirà dai vessilli anche lo spadone di Alberto da Giussano per fare posto al martoriato tortellino, con la distribuzione del libro verde: I pensieri del tortellino.
Il leader provinciale della lega precisa: “Bologna è una città che sta cambiando troppo velocemente, ci sono troppi negozi di kebab e sempre meno tortellini”. (fonte l’ Unità).
La sottile vena xenofoba emerge nel legaiolo, ma promette che non ci saranno più le impronte digitali per i bimbi rom, sarà sufficiente guardarli in bocca se hanno il tortellino.
Se vinciamo noi, i soldi andranno tutti a chi fa da magiare i tortellini”. Gli organizzatore delle feste dell’Unità, già si stropicciano le mani, loro da oltre 60 anni danno da mangiare ai bolognesi tonnellate di tortellini. La Lega della Bassa Padania vuol finanziare le feste dell’Unità? Ditemi se questa non è una svolta!
Ps: facciamo migliaia di controlli etilici ai giovani all’uscita dalle discoteche, non è ora che anche i legaioli della bassa comincino a soffiare nel palloncino? GPS

martedì 25 agosto 2009

Mi sono perso il Federalismo…. farlocco

La voglia spasmodica di dimostrare che si è gli unici e autentici difensori del Nord porta, spesso, i legaioli a lanciare le patacate più incredibili.
Le fanfaronate legaiole ferragostane sono ormai da molti anni un classico del bel paese, e da molti anni si assiste alle relative e puntuali retromarce o al massimo fanno la fine di una scoreggia.
Col Papi in un cul di sacco e al guinzaglio, non hanno certo sprecato l’occasione. Così coi primi colpi di sole di questa estate 2009 non hanno badato a spese.
Si inizia col dileggio dell’inno nazionale e la creazione delle bandiere e inni regionali, poi è la volta dell’ esame di dialetto per i professori terun, fino ad arrivare alla sbandierata proposta di legge, già pronta, per imporre il dialetto nelle scuole. Intermezzo sulle gabbie salariali, proibizione del burkini, fino al boicottaggio dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Poi arriva il Renzo Bossi detto la Trota, che istiga all'odio razziale su Facebook, con il giochino “Rimbalza il clandestino”. Facebook, fortunatamente c’è ancora qualcuno che ragiona e ce ne rallegriamo, ha chiuso il giochino per bambini deficienti.
Intanto, nella realtà, hanno lasciato morire di sete, fame e stenti decine di disperati che cercavano speranza nel mare.
I legaioli si sa hanno la memoria corta, qualcuno dà la colpa alla grappa, ricordate la promessa del “ridurre le tasse”? Sparita, è la terza volta che la Lega è al governo e le tasse pagate al nord non sono scese, mai, per nulla. Ma ogni volta ci promettono che le ridurranno. Adesso hanno smesso pure di prometterlo.
Ricordate il Federalismo? Le minaccie di fuoco e fulmini con tanto di secessione e Roma ladrona incorporati, sparito anche quello.
Hanno approvato un Federalismo farlocco di cui si vergognano pure di parlarne. I primi vagiti li sentiremo, per i più ottimisti dicono tra cinque anni, i pessimisti tra sette.
Entro il 2011 saranno varati tutti i decreti attuativi che verranno sottoposti a una commissione parlamentare bicamerale. Dopo ci sarà una fase provvisoria lunga cinque anni. A sovrintendere su tutto il processo sarà una Commissione paritetica che dovrà studiare i numeri e affiancare il governo nella scrittura dei decreti.
Questo è lo stato delle cose, ovvero la patacca legaiola è servita.
Intanto però lo Zaia si appella alle squadre di calcio: “vorrei che anche i grandi club accogliessero la mia proposta di cucire sulle magliette i simboli della regione o della provincia o della città”. Evviva così si salva la nostra agricoltura e avanti tutta con il Federalismo farlocco. GPS

mercoledì 9 gennaio 2013

Toglietemi tutto ma non La Padania

In tutti questi anni abbiamo cercato di raccontarvi, nel modo più dettagliato possibile, tutto quello che succedeva nella Provincia Legaiola.
Dalle patacate più incredibili alle imprese ai confini dell’ idiozia, dalle porcate indicibili alle pirlate megagalattiche, insomma tutto quello che passava da quelle parti il convento e venduto come “Le imprese gloriose dei valorosi Vichinghi Cornuti”.
Tuttavia oggi è anche per noi un giorno di malinconia. Vedere i nostri legaioli, mazziati dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie, tentare invano di simulare il ritorno ai vecchi “valori leghisti” ci riempie di una certa trepidazione.
Ci siamo giocati il Cappio, Roma Ladrona, Il Dio Po e le ampolle sacre, il Ce l'abbiamo più duro, La Lega vi fà un culo così, Fora da i ball!, le ronde celtiche, il sacro pratone, le focose appiccicature del Sole delle Alpi, il parlamento padano, i ministeri al Nord, il federalismo, l’indipendenza, la secessione, la devolution, il cerchio magico, la rivoluzione delle scope, ecc. e la nuova vecchia Lega di Maroni dopo tanti decessi e distruzioni, che fa? Torna sulle ginocchia del Papi
Ma la notizia più grave non è questa, infatti è di oggi che il Tosi, sindaco di Verona, fa sparire La Padania dal simbolo della Lega Nord. La proposta del segretario della Liga Veneta è stata accolta dal consiglio federale del Carroccio.
Capite!, pufff vola via e ci siamo giocati per sempre anche La Padania! Questo è proprio troppo, toglietemi tutto ma non La Padania e poi a chi lo dice al Gianluca Buonanno, quello che “la Padania esiste: la prova è il Grano padano”. GPS

lunedì 13 settembre 2010

Bossi a Venezia: tracce di sangue nella grappa

Ieri a Venezia, è andata in scena la festa dei popoli della Padania, con tanto di rito dell’ampolla e i battesimi vari.
Le cose che hanno colpito di più sono state due, oramai il versamento dell’acqua del Po nella laguna veneziana è “una gagata pazzesca”.
La prima è stato quando il Bossi ha bofonchiato sul federalismo:
"Abbiamo inseguito il federalismo e adesso è arrivato". Nei legnaioli presenti è scoppiato l’entusiasmo, applausi a non finire e grandi cori “Ollellè ollallà faccelo vedè faccelo toccà”.
Per la verità qualcuno di loro l’aveva visto sul Monviso già nel lontano settembre 2008 ma forse non lo ricordava.
A smorzare i gasatissimi legaioli è dovuto intervenire lo stesso Bossi: Boni ” la va a giorni, la va a ore, quindi preparatevi perché” quando arriverete a casa ve lo potrete toccare.
La seconda cosa che ha particolarmente impressionato è stata “la voce affaticata e i gesti più compassati del solito”.
Infatti, dopo aver raccontato al suo popolo quella sul federalismo, agli intimi del “cerchio magico” si lascia andare ad una piccola confessione: “Sono stanco”.
Quando poi gli è stato riferito che addirittura, anche la Lega è in frenata, sull’11%, a dimostrazione del logoramento del partito “di lotta e di governo” e delle pagliacciate, si sono resi necessari gli esami medici di rito. Fortunatamente per il referto medico ufficiale tutto normale: “rinvenute tracce di sangue nella grappa”. GPS

lunedì 21 dicembre 2009

Con lo Strizza-Maroni: dal federalismo ai federali

L'abolizione della figura del prefetto è una vecchia battaglia della Lega, oramai ne hanno fatte tante che manco se le ricordano più.
Anche nel corso delle ultime elezioni nelle “Proposte per la Padania”, l’abolizione dei Prefetti stava nel pacchetto “promesse-patacca”.
I prefetti, sono oggi un’inutile reliquato del periodo napoleonico”, "sono uno strumento di autorità coercitiva con una forte valenza politica", “la figura del prefetto non ha più alcuna ragione d'essere in un paese che punta al federalismo e al decentramento dei poteri”, “è la lunga mano della canaglia romana. Noi non accettiamo più di vivere sotto il tallone del centralismo”.
Insomma la parola d’ordine era chiara, abolire le prefetture in tutte le città italiane.
Poi, l’uso legaiolo del potere ha delle virtù strabilianti, al posto del federalismo riesce a sostituirlo coi “i federali” ed il gioco è fatto. Lo Strizza-Maroni sulle prefetture è già cominciato.

Era già successo con il prefetto di Roma Carlo Mosca, rimosso a novembre 2008 perché si rifiutava di far prendere le impronte digitali ai rom, così come voleva il sindaco Alemanno.

Succede, di nuovo adesso a Venezia. Michele Lepri Gallerano la notte tra il 25 e il 26 novembre ha avuto l’ardire di trasferire in un villaggio con vere casette costruite dal comune la comunità Sinti di Venezia parcheggiata da sempre in modo indegno in una baraccopoli. I legaioli veneti, in nome delle loro radici cristiane, oramai lo linciavano.
Ancora, a Fondi rimosso Bruno Frattasi, ex prefetto di Latina, che dall’inizio del 2008 ha condotto quasi in solitario una battaglia durissima contro i clan di camorra e ’ndrangheta che si sono impossessati del territorio di Fondi e del basso Lazio. Frattasi aveva chiesto lo scioglimento del Comune per mafiosità.
La fainata adottata è stata quella che il sindaco Parisella (pdl), alla fine si è dimesso, con la possibilità di ricandidarsi a marzo. La normalizzazione è già in atto a Fondi. Nel silenzio generale.
Ma la chicca più straordinaria, nel nuovo corso legaiolo del “federale perfetto”, è la nomina del nuovo prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni.
Nel 2006 è stato a un passo dal diventare sindaco di Caserta in quota Pdl. Tra i suoi principali supporter c’era l’onorevole sottosegretario Nicola Cosentino. Adesso lascia la Commissione per il diritto d’asilo e va a gestire un territorio ad alto rischio di infiltrazioni mafiose. (fonte Unità.it)
L’ eliminazione “dell’inutile reliquato del periodo napoleonico” è una gara dura, tanto vale che con lo Strizza-Maroni si ripieghi sui “federali”. GPS

martedì 24 febbraio 2009

Lega Nord: più cannoli per tutti

La secessione non si può fare, la padania libera è una bischerata, sul federalismo sua Immunità ce l’ha messo in quel posto, con gli immigrati più si è cattivi più ne arrivano, lo spot delle ronde sta facendo flop, …. poi a Roma ladrona non si sta poi tanto male…. e allora avanti tutta con “PIU’ CANNOLI PER TUTTI”.

L'Mpa di Raffaele Lombardo sta verificando la possibilità di un'alleanza elettorale con la Lega Nord in vista della prossime elezioni europee. "Ci sono dei contatti, facciamo parte della stessa alleanza di governo - ha spiegato il presidente della Regione Siciliana - e ci sono tutte le condizioni perchè il dialogo possa portare ad un risultato.

L'Mpa in Sardegna sta con la destra di Storace, alle politiche con la Lega, in Sicilia con PDL e UDC , in Puglia con ciò che resta di Rifondazione comunista. Della serie “la dò via, come non fosse la mia”.

I druidi, dei “terun de merda”, il gioco delle tre carte lo avevano già fatto nelle ultime elezioni politiche. Infatti si erano sposati in Sicilia, si dice, col "rito celtico" con il Totò Vasa Vasa, quello del Cannolo Day. Oggi vogliono riproporre la stessa minestra riscaldata.
Ci auguriamo che i legaioli con tutto quello che sono costretti ad ingurgitare non venga loro la cagarella. GPS

mercoledì 10 marzo 2010

Bossi: Federalismo Chi?

Il flop del decreto “salvaliste” varato, in fretta e furia, per mettere un pezza ad un PDL che si sta scannando, è clamoroso. D'altronde ai troppo furbi, ai bari e pure somari succede spesso di essere bocciati.
Quello che è successo nella famosa mattina del “panino” a Roma è oramai chiaro. Una roba da commedia all’italiana, una partita da torte in faccia (più o meno voluta) tutta interna ai berluscones.
Invece di capire perché, a nome del PDL, dei buoni a nulla e degli incapaci non sono stati in grado di presentare “la lista” con le norme e le procedure previste, si urla al complotto dei nemici e soprattutto non li si cerca in casa.
Così la prodigiosa inettitudine di questo governo del “fare”, sforna lo sfigato decreto “salvaliste”.
Dopo la triste figura, al suo debutto, il decretino sta perdendo paternità.

Il Formigoni, appena riammesso, ci fa sapere che lui: “non l’abbiamo chiesto noi” e “non ho nemmeno voluto leggerlo“. Anche dai legaioli qualche dubbio: "E’ un mega pasticcio, chiaro che certe figuracce bisognerebbe evitarle”. Alla Lega, la sentenza del Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale che ha per l’ennesima volta respinto il ricorso, ha fatto notare qualcosa:
“A seguito della potestà legislativa regionale, le disposizioni adottate dal legislatore statale, anche se di carattere interpretativo, non possono trovare applicazione con riferimento alla materia disciplinata dalla legge regionale”.
In parole semplici: come le Regioni italiane regolano le procedure per le loro elezioni sono ormai cavolacci loro e il governo non ci può mettere becco con nessun decreto o decretino.
Agli smemorati legaioli, in pausa grappa, forse leggendo la sentenza del Tar si sono ricordati di una cosuccia chiamata “federalismo” che tanto dicono di volere a parole, ma poi non se ne ricordano mai.
Insomma il “Salvaliste” è una porcata che nessuno vuole più, anche la Beghelli è stata costretta a negare ogni responsabilità, come ci rammenta Spinosa. GPS

lunedì 10 novembre 2008

La lega si da all’ippica

L’ho sempre sostenuto con gli amici legaioli, datevi all’ippica. E’ un settore questo che vi è più congeniale, perchè sarete più incisivi, un campo dove potrete sviluppare meglio le vostre qualità.
La secessione, il federalismo, portare la libertà ai popoli del Nord sono tutte cose complicate da cui non ricavate un ragno da un buco, con Roma ladrona poi ci siamo già accasati. L’ ippica invece…. Detto e fatto.
Il ministro Zaia: “La Lega conferma il pieno sostegno al settore dell’ippica, siamo determinati a portare in aula e a votare il nostro emendamento che attraverso la stabilizzazione del montepremi consentirà un rilancio dell’intero settore”
Poi in aula qualche complicazione:
"Non li puoi toccare nemmeno sulle lotterie, vogliono continuare a magnarsi tutto" sbotta un deputato lumbard uscendo dall'Aula.
Ma alla fine i berluscones , vuoi non dargli neanche un po’ di ippica? Poi questi la prendono male e fanno il muso.
Così l'emendamento salva-ippica passa e prevede un contributo di 25 milioni di euro per il 2008 e la destinazione dello 0,70 per cento delle somme giocate con le slot-machine in particolare per il montepremi.
L’emendamento salva anche le scuole di equitazione che praticano lezioni con gli asini, il Calderoli ci teneva tanto. GPS

domenica 10 febbraio 2013

La Lega Nord lasci perdere le vacche

I legaioli nostrani, abbandonata la secessione e smarrito il federalismo, prima di annegare nelle sacre acque del Dio Po, hanno abbassato il tiro. Stavolta puntano tutto su una nuova crociata, detta della “Tassa la Vacca”.
Infatti anche il Carroccio dell’Emilia Romagna, per combattere la crisi e rilanciare l’occupazione, copia la proposta della Lega lombarda di tassare la prostituzione. L'offerta sessuale a pagamento, sostengono i nostri ex celoduristi, deve essere considerata a pieno titolo una prestazione di servizi retribuita che rientra nelle normali attività economiche e pertanto va tassata.
Il Borghezio e il Calderoli, al comando delle ronde padane, vagheranno per viali a marcare le lucciole col sole delle alpi che saranno poi tassate.
L’idea, dopo tutte le puttanate che ci hanno raccontato e le porcate che hanno fatto in tutti questi anni, è forse quella più sensata. Tuttavia, come sempre casca l’asino, non solo perchè pretendono che il 75% delle prostitute rimangano al Nord, ma non si sono nemmeno accorti dopo dieci anni di governo, che la tassa sulla la prostituzione esiste già.
Prima di spiegare, sgombriamo il campo da un equivoco. La prostituzione in Italia è un'attività lecita. La Legge Merlin (75/1958) ha infatti soltanto vietato le cosiddette case di tolleranza e introdotto una serie di reati attinenti alla prostituzione, come lo sfruttamento (economico) o il favoreggiamento (non economico), senza tuttavia vietare la prostituzione in sé e per sé.
E ora la questione fiscale. La Cassazione, con la sentenza n. 10578/2011, ha chiarito che in Italia (decreto legge 223/2006, art. 36 c. 34bis) è stato introdotto un principio generale di tassazione delle attività per il fatto stesso che esistono, comprese perfino quelle illecite. Nella stessa sentenza la Cassazione va oltre e inquadra l'attività di prostituzione, qualora esercitata in forma autonoma, come soggetta ad Iva, rientrando nella definizione dell'esercizio di arti e professioni”.
D’ altronde da chi non conosce manco la Costituzione, pretendere che sia al corrente delle leggi della Repubblica italiana forse è chiedere troppo.
Amici legaioli lasciate perdere, l’ultima volta che vi siete occupati di vacche, pantalone ci ha rimesso oltre 4 miliardi di euro. GPS